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modmente.jpg Modelli computazionali della mente

Autore: Oscar Bettelli
Pagine: 160
Anno: 2002
Editore: Carabba
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L’autore affronta problemi grossi due o tremila anni di storia del pensiero. Come funziona la mente? Come funziona il cervello? Come funziona un computer? Funziona come il cervello? Cos’è l’intelligenza? Può essere intelligente un computer?

Il computer supera di gran lunga il miglioredegli intelletti umani nel memorizzare dati, ordinarli, ‘computarli’,calcolarli, numerarli, sistemarli in insiemi diversi; ma non riesce,neanche nella ‘versione robot’, a compiere la più semplice azione di guardare, osservare, cosa che pure un insetto sa fare.
Oscar Bettelli si cimenta nell’ardua impresa di analizzare e, non menoardua impresa, di comparare con quelle mentali, le facoltà di uncomputer, anche quelle di un computer avveniristico.
Può una telecamera vedere? Come funziona lavista? Anche la telecamera, come la vista, traduce il mondotridimensionale in due dimensioni …e mezza. Larghezza, altezza …eprospettiva.
Mentre l’occhio, oltre a riprodurre le immagini del mondo, le apprende,le interpreta, le percepisce, le astrae, le immagina, le collega astorie di altre immagini, dà loro un nome, le concettualizza (e sitratta sempre di una conoscenza soggettiva del mondo, poiché nessuno dinoi vede allo stesso modo di un altro individuo o di un altro insetto esolo il linguaggio ci propina una conoscenza oggettiva del mondo), ilcomputer, invece, non rappresenta un oggetto, una proprietà, unarelazione: “esiste un divario che sembra incolmabile tra lerappresentazioni in un computer e le rappresentazioni mentali” (Pag.40).
Se, insomma, qualsiasi oggetto visuale può essere percepito ointerpretato dalla mente, il computer non percepisce né interpretaalcunché.
Ma come potrebbe iniziare a farlo?
In due modi: con un’elaborazione sequenziale dei dati in suo possesso econ un’elaborazione parallela tramite la cosiddetta rete neurale,utilizzata dall’intelligenza artificiale nella costruzione di agentiautonomi, ‘robot’ e ‘automi’.
Il cervello elabora dati, proprio come il computer, ma si tratta didati sensoriali. Se tale azione pare semplicissima in un esserevivente, diventa assai complicata per un automa che dovesse solo andaredal tabaccaio di fronte: attraversare la strada richiede miriadi difunzioni imprevedibili da un modello computazionale. “Nonostante la suaapparente semplicità la visione rappresenta un problema estremamentecomplesso dal punto di vista computazionale, con livelli dielaborazione dell’informazione di dimensioni mastodontiche”. (Pag. 55).
Può insomma vedere un robot? Deve poter riconoscere gli oggetti, nonbasta inquadrarli e fotografarli. L’atto di vedere è un’operazone moltopiù complessa di quello che già sanno fare molti automi: effettuarediagnosi, darti l’orario dei treni, fare previsioni meteorologiche,giocare a scacchi, sminare un terreno, disattivare un ordigno.
Oscar Bettelli ci ricorda che per vedere non basta la mente, serveanche il corpo. Sembra che con l’intelligenza artificiale possiamocompiere operazioni superiori a quelle della mente umana, ma, appenaentra in gioco il corpo, non sappiamo come muoverci. E’ necessariaun’intelligenza corporea oltre a quella mentale per far muovere unrobot.
Ma come funziona la mente-corpo?
Onde sonore e fononi trasportano informazioni uditive e visive. Sembratornare ai primi filosofi greci. Oscar Bettelli aggiunge una sostanzaimmaginata da Ervin Laszlo, un campo di forze capace di memorizzareinformazioni e che interagisce con la mente e col corpo. La mente non èinfatti un cervello astratto, comune a tutti: esistono tanti cervelliquanti sono gli individui. E non è solo quella che ci descrivonopsicologi e neurologi: è anche una mente creativa, artistica, chefinalizza, ipotizza, immagina, sogna, vuole, desidera, si rifiuta,progetta, si emoziona, si entusiasma. Non è, insomma, una macchina diTuring che può elaborare dati all’interno di un sistema formale. Sepensare è anche elaborare, elaborare non è pensare. Certo, non possiamogareggiare con una macchina di Turing, come non possiamo correre piùveloci di una Ferrari. “L’intelligenza non è fatta solo di regolelogiche, ma prima di tutto di una conoscenza concreta el mondo”. (Pag.128).
Igor Alexander ha costruito MAGNUS, una rete neurale capace di avererappresentazioni interne e capace quindi di riconoscere diversi tipi dioggetti, come i volti umani.
Ma non sa di esistere.
Sì, una delle funzioni più misteriose della mente è proprio la coscienza. E i suoi oggetti, i qualia.
Il teorema di Goedel sta a minacciare qualsiasi tentativo di costruireuna macchina pensante. Che una macchina possa calcolare o dare rispostepiù numerose e veloci della mente, non vuol dire che stia pensando.
Ciò non toglie che le macchine pensanti ci aiutano a comprendere ilfunzionamento del nostro cervello: esiste sinergia tra neurologia eintelligenza artificiale.
Dal primo robot del 1956 a quello di Brook (si chiama Cog, non ha legambe, ha un solo braccio) l’intelligenza artificiale ha fatto passi dagigante; ma, se per noi qualunque cosa per sederci sopra è una sedia,non lo è per Cog. Del resto, non nasce, non cresce, non muore. Se saaccendersi da solo, non sa procurarsi le batterie.

Recensione di Pasquale Cacchio
il 1-8-2003

Utente: Max
Data: 3-settembre-2006 17:31
Consultazioni: 82625
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