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Aviaria: vaccino al 100%
Utente: Max
Data: 4-settembre-2006 15:06
Consultazioni: 107567
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Di Luca Caridà il 7-2-2006

Un gruppo di ricercatori dell’Università di Pittsburgh, guidati dall’italiano Andrea Gambotto, ha prodotto un vaccino contro il virus dell’influenza aviaria dall’efficacia impressionante. Iniettato nei topi, esso ha fornito una protezione contro H5N1 nel 100 per cento dei casi, mentre nei polli si è dimostrato efficace nel 50 per cento dei casi se somministrato via becco e ancora nel 100 per cento dei casi se somministrato per via intramuscolare. Il team ha creato il vaccino ingegnerizzando geneticamente il virus dell’influenza comune, l’adenovirus, inducendo sulla sua superficie l’espressione dell’emoagglutinina (HA), la proteina chiave con la quale il virus dell’influenza aviaria riconosce le cellule che andrà a infettare e penetra al loro interno. L’effetto del vaccino ricombinante è quello di stimolare il sistema immunitario a riconoscere e distruggere la sequenza di emoagglutinina in H5N1, rendendo quindi il virus incapace di infettare le cellule dell’organismo che lo ospita. La sua efficacia è stata provata contro il ceppo di influenza aviaria che ha provocato, negli anni compresi fra il 2003 e il 2005, la morte di 42 persone in Vietnam e la cui sequenza è stata fornita all’equipe dal Cdc (Center for diseases control) di Atlanta. La ricerca pubblicata su Journal of Virology ha comunque dimostrato che esso è in grado di stimolare la reazione di un particolare tipo di linfociti, detti cellule T, in grado di fornire una risposta immunitaria molto flessibile. Questo significa che il vaccino sarebbe in grado di sviluppare non una, bensì più linee immunitarie e risultare efficace – anche se non è ancora chiaro in quale misura - anche a fronte di eventuali successive mutazioni del virus. Oltre a ciò, poichè il metodo di sintesi utilizzato permette che il virus venga fatto moltiplicare non nelle uova - come avviene per quasi tutti i virus influenzali – ma in cellule coltivate in laboratorio, la sua produzione è molto più rapida rispetto ai metodi tradizionali. Viene stimato che sarebbero necessarie, a partire dall’individuazione di un determinato ceppo del virus, soltanto 36 giorni per la produzione del vaccino, a fronte dei sei mesi previsti dai metodi precedenti. Resta da stabilire se questa tecnica, pur se più rapida, sia sufficiente a coprire in tempi opportunamente brevi il numero di dosi, oltre un miliardo, necessarie nel caso di una pandemia di influenza aviaria. Inoltre sarà necessario verificare che il vaccino possa essere efficacemente utilizzato sull’uomo. Una buona parte della popolazione potrebbe infatti già essere immune al ceppo di adenovirus utilizzato come vettore dal gruppo di Pittsburgh, e dunque sviluppare una reazione immunitaria immediata contro il vaccino frutto della sua ricombinazione. In questo caso, il preparato verrebbe distrutto prima di poter indurre la produzione di anticorpi specifici contro H5N1. Poichè gli anticorpi contro l’adenovirus sarebbero comunque presenti nel sangue, ma non nelle vie aeree superiori, il gruppo di ricerca statunitense progetta di aggirare il problema fornendo il vaccino sotto forma di spray nasale. Nonostante non sia ancora stato isolato un ceppo di virus aviario in grado di trasmettersi da uomo a uomo e dunque non esista – o sia noto - di fatto il virus sul quale progettare il vaccino umano, il gruppo di Gambotto ha richiesto 2 milioni di dollari al governo statunitense, con i quali avviare una linea di sperimentazione del vaccino “prototipo” che coinvolga 72 pazienti e che valuti due diverse vie di somministrazione: inframuscolare e infranasale. I risultati si avranno nel giro di un anno, ma anche se fossero non completamente positivi la linea tracciata sembra davvero essere quella giusta.

University of Pittsburgh

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