Registrati!

Science News, Libri, Multimedia, Computer, Spazio prof
Isaac directory, Community, forum, chat, newsletter, sondaggi, special events, cerca nel sito, gadget
Spazio profComputerLibriMultimediaScience NewsInfoMainHome pageI gadgetCerca nel sitoCollaboraSpecial EventsSondaggiLe NewsletterChatForumLa CommunitySito del meseIsaac directory
Condividi

bioetiche.jpg

Breve introduzione alle bioetiche
Utente: Max
Data: 4-settembre-2006 14:57
Consultazioni: 107060
Voto: 20    Vota [

+

|

-

]

Di Massimiliano Picone (Max) il 10-4-03 

Di bioetica si comincia a parlare con insistenza, sia pure un po' sottovoce. Questa disciplina studia i problemi etici sollevati dalle enormi scoperte delle biotecnologie che permettono l’intervento sul bios. Tali conoscenze nascono dall’ancestrale bisogno dell’uomo di indagare sulla propria natura e su ciò che lo circonda. Se i metodi della rivoluzione scientifica hanno consentito all’uomo di cambiare la sua posizione nella natura, modificandola, la rivoluzione biotecnologica sta permettendo l’intervento diretto dell’uomo sull’uomo. Nonostante il biotech spazi in molti campi, come tecniche industriali chiamate bioreattori (catalizzatori di componenti farmaceutici), il dibattito bioetico si concentra maggiormente sulle tecniche rigardanti il bios umano come il Dna ricombinante e la manipolazione di cromosomi.
Un oncologo dell’università del Wisconsin, Van Rensselaer Potter conia nel 1970 il termine "bioetica" in un’opera apparsa negli Stati Uniti d’America con il titolo Bioethics: A Bridge To the Future. Di lì in poi, centri di ricerca in bioetica si sono moltiplicati un po’ in tutto il mondo, assumendo posizioni diversificate, ma quasi ovunque prospettando - accanto ai rischi - le speranze di un futuro migliore proprio attraverso le nuove tecnologie biomediche.
Il dibattito bioetico gira intorno a due orientamenti principali: quello laico e quello religioso. Oltre alla mera durata della vita, la scuola laica vuole garantire lo standard piu’ elevato di benessere al numero piu’ alto di persone introducendo il concetto di qualità della vita come base fondamentale e irrinunciabile. In questo atteggiamento di fondo sono presenti i soggettivisti, che rivendicano una forte autonomia del singolo e del foro interiore come sommo criterio di valutazione, e quella di quanti ribadiscono l’esistenza di leggi universali e immutabili della natura umana, che occorre individuare e seguire per promuovere il bene dell’uomo. Ma cosa si intende per Natura? Una concezione fondamentalmente materialistica senza nessun tipo di finalismo o una metafisica? Per i laici non c’e’ nessuna istanza metafisica superiore che possa decidere come valutare la vita. Vedono l’uomo come parte della natura e nel suo progresso la fonte per una minore sofferenza.
La scuola religiosa si pone invece in un atteggiamento totalmente diverso perche’ pone come base il concetto di sacralita’ della vita. La vita e’ sacra in quanto donata da Dio ed e’ frutto di un finalismo biologico, progetto divino.
Si tratta quindi di stabilire dove inizia la vita umana. Le cellule staminali, ad esempio, sono cellule totipotenti in grado, sotto trattamento, di trasformarsi in un determinato tessuto. Possono essere riprodotte in colture e indotte a svilupparsi come tessuto cardiaco per curare una malformazione oppure in tessuto cutaneo per curare malattie della pelle come la psoriasi. La prospettiva e’ di riprodurre tra una quindicina d’anni un’intero organo umano. Le cellule staminali si trovano nell’organismo adulto in particolare nel sangue, nel midollo osseo e nella pelle. Ma le cellule staminali dell’organismo adulto sono difficili da isolare e si riproducono molto piu’ lentamente rispetto alle cellule embrionali che sono piu’ efficaci a riprodurre tessuti; le cellule totipotenti piu’ efficaci si trovano infatti nell’ovulo appena fecondato, nelle prime sette otto cellule di un embrione e nella sua massa interna.
Ora il problema bioetico nasce da queste ultime: fecondare ovuli in laboratorio per ricavarne tessuti utili in campo medico (la “clonazione terapeutica”). Che ingrandimento usare? Microscopicamente sono ammassi di cellule, non persone. Ma noi sappiamo che evolvendosi, questo ammasso si trasformerà in una vita umana. Questo punto risulta essere il fulcro per altre questioni come l’aborto.
Oltre la clonazione terapeutica ci si accosta alla clonazione vera e propria dove il nucleo con il suo patrimonio genetico, prelevato da una cellula di un adulto, viene impiantato in una seconda cellula priva di nucleo. La cellula risultante allevata in un utero, si evolverà in un individuo identico al donatore del nucleo. Questa tecnica e’ stata usata per clonare la pecora Dolly nel ’97, sollevando un immediato polverone mediatico. Non molto tempo fa la pecora e’ stata soppressa a causa di un’artrite che da tempo la affliggeva. In questo mese sono stati inoltre riscontrati degli squilibri ormonali su alcuni topi clonati. La domanda sorge dunque spontanea: tutto questo a che scopo? Gli scienziati con la clonazione animale sono in grado di seguire il reale sviluppo dei loro esperimenti di “montaggio genetico” (nei frequentissimi casi di un intervento diretto nel Dna) per analizzare ad esempio il non ancora chiaro processo di differenziazione della cellula totipotente.
Dove sono i confini della scienza se ci sono? Oggi clonazione terapeutica e domani post-human? Le biotecnologie si sono ispirate al baconiano “scienza e’ potenza” tralasciando il suo “la scienza deve rispettare la natura”? Ma di nuovo come si intende la Natura? Il triangolo univoco scienza -> orientamenti filosofico-religiosi -> applicazioni giuridiche riuscira’ ad attuarsi? Le bioetiche tentano di dare una risposta a questi quesiti.

Commenti/Risposte

© 2000-2012 La mela di Newton

Pirelli International Award
Global Junior Challenge
Childnet Academy
Vincitore di un premio internazionale Pirelli 2001 e giurato internazionale dall'edizione 2003 ...
Vincitore di un premio internazionale Global Junior Challenge 2002...
Vincitore di un premio internazionale Childnet Academy 2004...