Di Massimiliano Picone (Max) il 10-4-03
Di bioetica si comincia a parlare con insistenza,
sia pure un po' sottovoce. Questa disciplina studia i problemi etici
sollevati dalle enormi scoperte delle biotecnologie che permettono
l’intervento sul bios. Tali conoscenze nascono dall’ancestrale bisogno
dell’uomo di indagare sulla propria natura e su ciò che lo circonda. Se
i metodi della rivoluzione scientifica hanno consentito all’uomo di
cambiare la sua posizione nella natura, modificandola, la rivoluzione
biotecnologica sta permettendo l’intervento diretto dell’uomo
sull’uomo. Nonostante il biotech spazi in molti campi, come tecniche
industriali chiamate bioreattori (catalizzatori di componenti
farmaceutici), il dibattito bioetico si concentra maggiormente sulle
tecniche rigardanti il bios umano come il Dna ricombinante e la
manipolazione di cromosomi.
Un oncologo dell’università del
Wisconsin, Van Rensselaer Potter conia nel 1970 il termine "bioetica"
in un’opera apparsa negli Stati Uniti d’America con il titolo
Bioethics: A Bridge To the Future. Di lì in poi, centri di ricerca in
bioetica si sono moltiplicati un po’ in tutto il mondo, assumendo
posizioni diversificate, ma quasi ovunque prospettando - accanto ai
rischi - le speranze di un futuro migliore proprio attraverso le nuove
tecnologie biomediche.
Il dibattito bioetico gira intorno a due orientamenti principali:
quello laico e quello religioso. Oltre alla mera durata della vita, la
scuola laica vuole garantire lo standard piu’ elevato di benessere al
numero piu’ alto di persone introducendo il concetto di qualità della
vita come base fondamentale e irrinunciabile. In questo atteggiamento
di fondo sono presenti i soggettivisti, che rivendicano una forte
autonomia del singolo e del foro interiore come sommo criterio di
valutazione, e quella di quanti ribadiscono l’esistenza di leggi
universali e immutabili della natura umana, che occorre individuare e
seguire per promuovere il bene dell’uomo. Ma cosa si intende per
Natura? Una concezione fondamentalmente materialistica senza nessun
tipo di finalismo o una metafisica? Per i laici non c’e’ nessuna
istanza metafisica superiore che possa decidere come valutare la vita.
Vedono l’uomo come parte della natura e nel suo progresso la fonte per
una minore sofferenza.
La scuola religiosa si pone invece in un atteggiamento totalmente
diverso perche’ pone come base il concetto di sacralita’ della vita. La
vita e’ sacra in quanto donata da Dio ed e’ frutto di un finalismo
biologico, progetto divino.
Si tratta quindi di stabilire dove inizia la vita umana. Le cellule
staminali, ad esempio, sono cellule totipotenti in grado, sotto
trattamento, di trasformarsi in un determinato tessuto. Possono essere
riprodotte in colture e indotte a svilupparsi come tessuto cardiaco per
curare una malformazione oppure in tessuto cutaneo per curare malattie
della pelle come la psoriasi. La prospettiva e’ di riprodurre tra una
quindicina d’anni un’intero organo umano. Le cellule staminali si
trovano nell’organismo adulto in particolare nel sangue, nel midollo
osseo e nella pelle. Ma le cellule staminali dell’organismo adulto sono
difficili da isolare e si riproducono molto piu’ lentamente rispetto
alle cellule embrionali che sono piu’ efficaci a riprodurre tessuti; le
cellule totipotenti piu’ efficaci si trovano infatti nell’ovulo appena
fecondato, nelle prime sette otto cellule di un embrione e nella sua
massa interna.
Ora il problema bioetico nasce da queste ultime: fecondare ovuli in
laboratorio per ricavarne tessuti utili in campo medico (la “clonazione
terapeutica”). Che ingrandimento usare? Microscopicamente sono ammassi
di cellule, non persone. Ma noi sappiamo che evolvendosi, questo
ammasso si trasformerà in una vita umana. Questo punto risulta essere
il fulcro per altre questioni come l’aborto.
Oltre la clonazione terapeutica ci si accosta alla clonazione vera e
propria dove il nucleo con il suo patrimonio genetico, prelevato da una
cellula di un adulto, viene impiantato in una seconda cellula priva di
nucleo. La cellula risultante allevata in un utero, si evolverà in un
individuo identico al donatore del nucleo. Questa tecnica e’ stata
usata per clonare la pecora Dolly nel ’97, sollevando un immediato
polverone mediatico. Non molto tempo fa la pecora e’ stata soppressa a
causa di un’artrite che da tempo la affliggeva. In questo mese sono
stati inoltre riscontrati degli squilibri ormonali su alcuni topi
clonati. La domanda sorge dunque spontanea: tutto questo a che scopo?
Gli scienziati con la clonazione animale sono in grado di seguire il
reale sviluppo dei loro esperimenti di “montaggio genetico” (nei
frequentissimi casi di un intervento diretto nel Dna) per analizzare ad
esempio il non ancora chiaro processo di differenziazione della cellula
totipotente.
Dove sono i confini della scienza se ci sono? Oggi clonazione
terapeutica e domani post-human? Le biotecnologie si sono ispirate al
baconiano “scienza e’ potenza” tralasciando il suo “la scienza deve
rispettare la natura”? Ma di nuovo come si intende la Natura? Il
triangolo univoco scienza -> orientamenti filosofico-religiosi ->
applicazioni giuridiche riuscira’ ad attuarsi? Le bioetiche tentano di
dare una risposta a questi quesiti.