Utente:
Max
Data: 4-settembre-2006 14:56 Consultazioni: 107841 Voto: -12
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La tele robotica
Grazie
all’ormai consolidata espansione di internet in tutto il mondo,
possiamo interpretare nuovamente la funzione della grande rete. Infatti
solitamente viene vista come un enorme calderone di notizie,
informazioni; spesso ci dimentichiamo di una importantissima qualità di
internet : l’interattivita’. E la telerobotica e’ uno dei svariati modi
di utilizzare questa funzione. Si e’ visto in numerosi convegni su
Romeo (un innovativo robot del robotlab di Genova) come studenti di
Roma o di Napoli siano riusciti a controllare il robot immerso nei
freddi mari dell’artide o dell’Antartide grazie alla rete. Oggi
chiunque navigando in rete può entrare in contatto con la telerobotica.
Avete voglia di innaffiare dei piccoli e graziosi fiori in un mini
giardino? Nessun problema basta collegarsi con http://www.usc.edu/dept/garden
Potrebbe venirvi voglia di fare un giro per il Museo di Bonn, se
capitate nel momento giusto, mouse alla mano potrete aggirarvi per il
museo senza creare alcun problema! Il vostro alter ego robotico si
chiama Rhino e lo potete contattare a questo indirizzo: http://www.cs.uni-bonn.de/~rhino/tourguide
Se siete degli aspiranti piloti, niente di meglio che poter tele guidare una piccola automobile: http://www.hellspark.com
Un grosso robot cilindrico e’ al centro di un interessante esperimento,
il suo scopo e’ costruire cose, ma non ha ne braccia ne’ mani! O meglio
le può comandare a distanza, magari su vostro ordine. E’ un esperimento
di intelligenza distribuita che coinvolge più robot, che fanno
riferimento alla stessa mente centrale. La mente si chiama Xavier,
conoscetelo al http://www.cs.cmu.edu/afs/cs.cmu.edu/Web/People/Xavier
Se volte un cane ma non avete spazio sufficiente in casa, potete adottare Max : http://max.scs.ryerson.ca
C’è un piccolo robot che potete fare girare nel suo recinto : http://www.remotebot.net
Come avete visto da questi piccoli esempi, possiamo veramente comandare
e muovere piccoli robot a migliaia di km di distanza senza grandi
problemi (se non quelli consueti di connessione), credo siano chiare a
tutti le enormi potenzialità dei cosiddetti e-robot!
Notevole prestazione operativa del ROV di Ifremer in Africa
Victor 6000, il ROV (Remotely Operated Vehicle) di Ifremer, ha
recentemente realizzato un'impresa notevole, battendo il proprio record
di profondità e avvicinandosi ai propri limiti operativi. La missione
del robot francese si è svolta pochi mesi fa in Africa occidentale, in
occasione della realizzazione di una fase del progetto ZaiAngo
(Zaire-Angola), una ricerca sinergica multitask volta a studiare la
formazione del margine sottomarino congo-angolano, sia dal punto di
vista scientifico sia da quello delle applicazioni e dello sfruttamento
petrolifero. Infatti, la campagna è stata condotta da Ifremer in
collaborazione con il gruppo petrolifero francese TotalFinaElf e con
gli enti petroliferi del Gabon Sonagol e del Congo (Hydrocongo) e si è
svolta al largo delle coste della Guinea, nell’Africa occidentale. La
missione in questione, svoltasi con l’appoggio della R/V Atalante
(1990), è la settima campagna esplorativa realizzata in questa regione
negli ultimi tre anni.
Ricordiamo che Victor, varato nell’agosto 1998, è un robot sottomarino
teleoperato per lo sfruttamento dei fondali profondi, destinato
principalmente alla ricerca scientifica, sviluppato per superare i
costi e le problematiche operative legate all’impiego di sottomarini
con equipaggio umano. Le sue missioni principali sono l'indagine visiva
o la messa in opera di strumenti, per il prelievo di campioni d'acqua,
di sedimenti o di rocce.
Il 9 e 10 dicembre del 2000, Victor ha navigato per 11 chilometri sul
fondo del mare, in una sola immersione, ad una profondità di 5000
metri. La durata totale dell’immersione è stata di 28 ore, durante la
quale sono stati effettuati campionamenti mediante le pinze e le
braccia montate sul robot. Victor è stato teleoperato grazie ad un cavo
di 8,5 chilometri mediante cui viene trasmessa l’energia e vengono
inviate dal robot, in tempo reale su fibra ottica, le immagini e dati
raccolti sul fondale.
Uno degli obiettivi scientifici del progetto era di esplorare
un’immensa valle sottomarina lunga più di 1000 chilometri dove sbocca
il fiume Zaire. Tale gigantesca insenatura si estende da est ad ovest
intorno alle bocche del grande fiume, il secondo dopo il Rio delle
Amazzoni, fino a una profondità di 5000 metri. È per questa valle che
transita, verso la pianura del fondale, la maggior parte del materiale
trasportato dal fiume. Un altro obiettivo è stata l'indagine off-shore,
in quanto quelle coste sono ricchissime di petrolio.
I mezzi dispiegati da Ifremer sono stati ingenti e si può presumere che
i risultati saranno altrettanto interessanti, sia per le indagini
scientifiche su un sito significativo sia per le applicazioni off-shore.
Spiace, come al solito, dover fare paragoni con la povertà dei mezzi
che l'Italia mette a disposizione delle ricerche in mare e sul mare:
una Nazione, la nostra, circondata dalle coste, ma senza più una vera
tradizione marina e, almeno fino ad oggi, senza governi che abbiano
mostrato una reale sensibilità politica verso le problematiche
scientifiche e ambientali, nonché le potenzialità economiche e
turistiche dei nostri mari.
di Gianmarco Veruggio
Responsabile del Reparto Robotica dell’Istituto Automazione Navale di Genova del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Robot umanoidi dal sol levante
L'industria giapponese dei robot prossima al boom
Agli inizi della mia Rubrica su questa testata, ricordo un editoriale
in cui il direttore prefigurava il fatto che la Robotica potesse
diventare il traino di un nuovo sviluppo economico. Poteva sembrare una
previsione azzardata, ed invece era quanto mai realistica. Questa
riflessione è stimolata da quanto visto nella mostra Robodex che si è
svolta nel marzo di quest'anno a Yokohama, occasione per una trentina
di aziende (tra cui Sony, Honda e Matsucrapa) di mostrare i primi
risultati del forte investimento che il Giappone sta conducendo ormai
da molti anni nel settore della Robotica. E' importante monitorare i
Giapponesi perchè sappiamo che , quando investono in un settore, lo
fanno per conquistare la leadership del mercato, come è avvenuto per
l'elettronica di consumo o le autovetture.
Al Robodex sono stati presentati molti robot quasi operativi, per i più
vari impieghi nel settore industriale o in ambiente ostile, ma anche
alcuni prototipi di robot umanoidi, il settore più difficile ma al
tempo stesso più evocativo per il grande pubblico. Tra questi l'ormai
famoso "Asimo", della Honda, il primo robot ad assumere sembianze umane
e posizione eretta, in grado di camminare, salire e scendere le scale,
e "Sdr-4x" della Sony, capace di camminare, ballare e avere una
conversazione ricca di circa 60mila vocaboli.
In questo settore, che molti in Europa considerano ancora lontano, il
METI, il Ministero dell'industri giapponese, ha investito nel progetto
quinquennale "Robot umanoidi" 1999-2003 ben 40 milioni di euro, con
l'obbiettivo dichiarato di creare un nuovo mercato, diventarne il
leader mondiale e risollevare l'economia giapponese, sul medio e lungo
periodo, mediante un nuovo boom economico.
Il governo giapponese ha dichiarato di voler sostenere un programma di
sviluppo di robot mobili, che " escano dalle fabbriche", attualmente il
loro principale luogo di applicazione, "ed entrino a lavorare nelle
case, negli ospedali e nei mezzi di trasporto".
I robot giapponesi vantano già un discreto giro d'affari, che si aggira
intorno ai 3,8 miliardi di dollari nel 2001, tra robot industriali e
"di compagnia" e che, secondo le stime della Jara, l'associazione delle
industrie di robot, salirà nel 2010 a 22,6 miliardi di dollari.
"Proprio come le autovetture sono state il principale prodotto del 20°
secolo, nel futuro le persone considereranno i robot il prodotto
principale del 21° secolo"- ha dichiarato Hiroshi Hirukawa, ricercatore
dell'Istituto Nazionale per lo sviluppo dell'industria e della
Tecnologia.
Hirukawa ed il suo gruppo hanno presentato a Robodex "HRP-2, un robot
alto come un ragazzino, vestito con una tuta da astronauta azzurra, che
abbiamo visto camminare, danzare ed anche svolgere un lavoro
cooperativo con un essere umano come quello di afferrare un tavolo e
spostarlo.
Certamente, ci vorranno ancora parecchi anni prima che questi robot
umanoidi abbiano raggiunto una perfezione di funzionamento sufficiente
a renderli disponibili, e competitivi con la mano d'opera umana. Le
stesse stime del Meti prevedono che i robot umanoidi non saranno
commercialmente disponibili prima del 2025, ma molti altri robot di
servizio o di intervento in ambienti estremi stanno per arrivare sul
mercato. Questo fa capire perchè sia indispensabile che anche in Italia
si finanzino progetti esecutivi, volti a trasferire all'industria
nazionale know-how disperso nei molti laboratori di ricerca,
consentendole di ritagliarsi una nicchia nel business del 21° secolo.
E-robot 2
(Roma,
5 settembre 2002) -- Si sta svolgendo in questi giorni il Progetto
E-Robot2, promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche- Robotlab di
Genova che dopo gli ottimi risultati raggiunti in Antardide si dedica
ora all'Artico: Gianmarco Veruggio, responsabile dell'iniziativa ,
porterà infatti il robot Romeo presso la stazione italiana del CNR
Dirigibile Italia, sita a Ny-Ålesund, isole Svalbard, 78°56 Nord, 11°56
Est. Romeo è un avanzatissimo prototipo di robot sottomarino in grado
di veicolare strumenti scientifici, sensori ed attuatori come bracci
meccanici, controllabili attraverso un'interfaccia web, sviluppata
proprio dal Robotlab. Un esempio affascinante di E-Robotics, connubio
tra le più moderne tecnologie della robotica, delle comunicazioni e di
Internet, che apre nuove frontiere alla telerobotica avvicinandola
sempre più alla vita di tutti i giorni. Nel corso della campagna, in
programma questo settembre, Romeo diventerà lo strumento di lavoro per
diversi laboratori di ricerca europei in campo marino, distanti
migliaia di chilometri dal luogo delle operazioni, secondo il principio
del laboratorio virtuale: Scottish Association for Marine Science,
situata sulla costa ovest della Scozia 3 miglia a nord di Oban;
l'Università di Tromsø, Norwegian College of Fishery Science;
l'Istituto di Biochimica delle Proteine del CNR a Napoli ed altri
ancora. Romeo s'immergerà nei fondali del Kongsfjord dalla nave
appoggio Farm, a cui sarà collegato da un cordone ombelicale che gli
fornirà alimentazione e consentirà di veicolare dati, immagini,
telemetria e comandi. A bordo dell'imbarcazione l'Unità Operativa del
Robotlab curerà le operazioni in loco mentre lo staff del Servizio Reti
e Telecomunicazioni del CNR - che ha progettato e realizzato
l'infrastruttura di comunicazione, - garantirà l'efficienza dei
collegamenti con il centro di controllo del Robotlab a Genova.
L'infrastruttura di comunicazione è un vero e proprio gioiello della
tecnologia. Essa stessa costituisce un esperimento che permetterà di
rendere disponibile su Internet l'interfaccia per il controllo del
robot e di far vedere, in diretta via videoconferenza, le immagini dei
fondali artici. In particolare, verrà predisposto un collegamento
peer-to-peer con accesso alla rete della ricerca italiana GARR,
collegata a sua volta a quella europea attraverso un link a larga banda
con GEANT, per garantire un'elevata affidabilità del collegamento con i
laboratori partecipanti. Il collegamento ed il pilotaggio saranno
possibili impiegando un normale PC, semplicemente collegandosi al sito "www.e-robot.it"
e scaricando la pagina HTML contenente l'applet Java che riproduce la
console del robot. Il progetto è promosso e coordinato dal Network di
Ricerca Polare del CNR Polarnet, un organismo scientifico istituito nel
2000 con lo scopo di promuovere e coordinare la rilevante attività di
ricerca che il Consiglio Nazionale delle Ricerche svolge da quasi un
ventennio nelle aree polari, con oltre 60 gruppi di ricerca ed oltre
200 ricercatori e tecnici. Tutti i collegamenti tra il Robot e le reti
internazionali della ricerca sono realizzati dal Servizio Reti e
Telecomunicazioni, diretto da Marco Cini, che cura lo sviluppo e la
gestione dell'infrastruttura telematica del CNR incluse le connessioni
con le Stazioni polari di Baia Terra Nova (Antartide) e di Ny-Aalesund
(Artico).