Di Massimiliano Picone (Max) il 26-1-03

Una profonda rivoluzione stravolgerà l’economia
mondiale nei prossimi anni. Questa rivoluzione porta il nome
dell’elemento più semplice e diffuso in natura: l’idrogeno. Nonostante
il suo atomo sia costituito solamente da un protone e da un elettrone,
l’idrogeno promette una ‘nuova’ rivoluzione industriale entro una
trentina d’anni.
Fino a qualche anno fa parole come “celle a
combustibile” e “miracolo idrogeno” erano pressoché sconosciute ai non
addetti ai lavori. Ora i media di tutto il mondo sollevano dibattiti e
si mostrano molto interessati a questo nuovo prodotto della scienza
tanto che futuristiche auto, silenziose e a emissioni zero, sono
entrate ormai nel nostro immaginario collettivo. Questa nuova energia
rappresenta una delle più dirette applicazioni della ricerca
scientifica all’industria e all’economia degli ultimi venti anni.
Il problema dell’inquinamento e’ ormai noto a tutti e anche i politici
sembrano essersi convinti della sua valenza. Da anni si tentano varie
strade per le famose energie rinnovabili come l’eolica, la solare e le
biomasse, solo per citarne alcune. Molti di questi percorsi sono stati
poi implementati raramente e hanno ottenuto scarsi risultati per il
lungo termine. La “salvezza dell’umanità” sembra venire dall’elemento
che per primo ha ospitato la vita: l’acqua. Rinnovabile e costituita in
gran parte da idrogeno (H2O).
I ricercatori europei sono pionieri nella ricerca sull’idrogeno. Essi
seguono due piste diverse. La prima, molto avanzata e in fase di
sviluppo, è quella delle pile a combustibile. La seconda - ancora agli
inizi - è quella della fusione di nuclei di idrogeno.
La ricerca delle pile a combustibile e’ arrivata ad un punto dove i
problemi da risolvere sono puramente tecnologici e non di natura
scientifica. Per questo motivo l’applicazione industriale è già
iniziata e sta avendo buoni risultati soprattutto in campo
automobilistico.
Rispetto a una pila classica che "esaurisce" i reattivi elettrochimici
che generano la corrente, una pila (o cella) a combustibile (vedi il grafico)
è un generatore di elettricità (e, secondariamente di calore) che
sfrutta la reazione tra l'idrogeno costantemente rinnovato e l'ossigeno
dell'aria per produrre acqua liberando elettroni. L’idrogeno può essere
fornito alla cella in vari modi: da un serbatoio contenente idrogeno o
gas naturale compressi, dall’acqua tramite il processo di elettrolisi
(che prevede la scissione delle molecole di H20 attraverso impulsi
elettrici) oppure da un apparecchio chiamato reformer, che estrae
idrogeno dagli idrocarburi, come metanolo e benzina (in questo caso si
ottiene però anche una piccola quantità di idrocarburi di scarto).
In Europa, negli Stati Uniti e in Giappone è in atto un'intensa
attività di ricerca industriale su numerose varianti di pile a
combustibile - sia per motori elettrici di automobili che per le nuove
generazioni di centrali di elettricità e di calore.
La fusione dell’idrogeno è invece un campo dove la ricerca scientifica
ha ancora molti passi da compiere e rappresenta l’evoluzione della
fissione presente nelle attuali centrali nucleari. La fissione nucleare
infatti avviene tramite una reazione a catena tra particelle di uranio
che producono energia sotto forma di calore. Ma l’uranio non e’
infinito sul globo terrestre; inoltre vari problemi nascono dallo
smaltimento delle scorie nucleari prodotte. La grande ambizione della
fusione è riprodurre in maniera controllata il gigantesco processo di
produzione di energia che avviene nell'universo stellare attraverso la
fusione di nuclei di idrogeno in nuclei più pesanti di elio. In questo
processo viene creata energia pulita e completamente rinnovabile.
Purtroppo un’ottimistica previsione vede la produzione di una prima
centrale nucleare a fusione non prima del 2050.
Le pile a combustibile sono invece una soluzione “portatile” in grado
di essere installate sotto l’abitacolo di un’automobile permettendo
l’eliminazione di ingombranti parti meccaniche e quindi la formazione
di nuovi design.
Da un’azione meccanica del motore a scoppio (che ricorda i primi telai
a vapore inglesi) si passa ad una trasformazione chimica in grado di
produrre l’energia elettrica necessaria ai motori elettrici per
azionare le ruote. Se comparati al motore a scoppio, questi dispositivi
sono doppiamente efficienti: i migliori motori turbodiesel oggi possono
arrivare ad una efficienza massima del 30 per cento riescono cioè a
trasformare in energia meccanica per azionare le ruote solo una
frazione del potere energetico del combustibile fossile. Le pile a
combustibile invece sono capaci di trasformare il 55 per cento di
idrogeno.
ll problema principale resta
nell’immagazzinamento dell’idrogeno: fornire un’autonomia sufficiente
con sicurezza. Tra le varie forme proposte (liquido, solido e gassoso)
lo stoccaggio allo stato solido sembra essere quello più promettente.
Un altro traguardo (non solo) tecnologico da superare sta nella diffusione delle stazioni di rifornimento a idrogeno.
Oltre alle automobili, questa tecnologia
permetterà tra dieci anni di creare generatori di emergenza (gruppi
elettrogeni) per ospedali e centri nevralgici. Tra venti o trent’anni
la nuova energia comincerà ad essere capillarmente diffusa nel mondo,
dai centri di produzione alle case, per una nuova economia reticolare
basata completamente sull’idrogeno.
“Quando ogni singola
abitazione e azienda potranno rigenerare e distribuire energia a
piacimento attraverso l'estrazione e il riciclaggio dell'idrogeno - e
le cellule combustibili di tale elemento - si potrà costruire
un'economia più democratica, basata sull'interscambio del sovrappiù
energetico.” Jeremy Rifkin
L’applicazione su vasta scala
permetterà l’avverarsi del miracolo idrogeno; uno stravolgimento di
tale importanza da permettere ai paesi poveri di non avere piu’ debiti
riguardo all’acquisto di energia.
C’e’ chi addirittura azzarda un paragone con Internet ed il suo web:
sarà, infatti, un web (una ragnatela) lo sviluppo dell’idrogeno su
scala mondiale. Inizialmente in Europa e negli Stati Uniti, poi in
Giappone si verranno a creare dei veri e propri network sul modello che
ha la rete Internet al giorno d’oggi.
Gli analisti prevedono una discreta diffusione della rete idrogeno per
il 2050 (stessa previsione per le prime centrali nucleari a fusione
d’idrogeno). Ma la promessa rivoluzione è in realtà già iniziata e dal
prossimo anno si cominceranno ad avere le prime celle a combustibile
nelle case sottoforma, ad esempio, di caldaie per l’acqua calda.
Seguiranno dispositivi in grado di alimentare computer portatili o
telefoni cellulari. Inoltre crescono le compagnie che si occupano
dell’implementazione di questa tecnologia: queste aziende stanno
installando in Islanda le prime celle a combustibile all’interno di
fabbriche e di pescherecci.