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Di Paolo Manzelli il 20-6-01 La comprensione della
percezione visiva della “luce” é stato uno dei tempi più discussi della
storia delle conoscenze dell’uomo (1).
Certamente oggi, in seguito all'espansione delle tecnologie della
comunizazione multimediale nelle attività di apprendimento, il problema
dell'interpretazione della visione diviene cruciale per lo sviluppo
dell'intelligenza sociale e della creatività scientifica ed artistica.
E’ pertanto decisivo chiarire quali concezioni erronee e limitative
ancora sussistano nelle più comuni acquisizioni cognitive di cosa
significhi vedere, facendo particolare attenzione alla percezione
cerebrale del colore.
La
prima considerazione da fare é che la percezione non identifica il
mondo esterno, in quanto é una simulazione ricostruttiva, generata dal
cervello, sotto il controllo di una determinante genetica, delle
interazioni tra noi e l’ambiente materiale che ci circonda. L’occhio
permette una efficace codificazione di segnali provenienti
dall’ambiente, che danno una misura della variazioni dello spazio-tempo
degli eventi, che la radiazione luminosa induce come informazione sulla
retina. Un paragone tra la percezione visiva dell’uomo e quella degli
animali, (2),
ci rende immediatamente conto delle differenze percettive che si sono
sviluppate nella evoluzione delle specie viventi e ci fa riflettere
anche sul fatto che apprezzabili differenze percettive si verificano
anche tra gli uomini, poiché la significazione cerebrale, in ultima
analisi viene a dipendere dalla genetica umana, che é personalizzata
per ciascuno di noi. La visione del colore La visione del colore rappresenta un fenomeno complesso per il quale intervengono tre principali fattori: A) la radiazione luminosa, B) la composizione chimica e la struttura della materia, e C) le relazioni occhio/cervello.
B) - La composizione chimica e la struttura della materia C) - Relazioni occhio/cervello (10)La percezione visiva dipende dalla capacità di
formare e memorizzare immagini cerebrali tramite le informazioni
ricevute dal bulbo oculare; quest’ultimo ha la funzione di interagire
con le onde elettromagnetiche dello spettro visibile tramite le cellule
nervose della retina (strutturate in “Coni”, per la visione notturna e
“Bastoncelli” per distinguere le diverse lunghezze d'onda e stimolare
la percezione dei colori). L’occhio infatti trasforma in impulsi
bio-elettrici le informazioni ricevute dalle reazioni fotochimiche
attivate dalla radiazione luminosa sulla retina, inviandole, tramite il
nervo ottico, al cervello, nelle aree dove avviene l’elaborazione dei
segnali attraverso una serie di rapidi processi successivi che
coinvolgono l'integrazione di varie zone cerebrali, per generare la
definizione della immagine visiva (11). In queste poche pagine, senza nessuna pretesa di redigere un testo esaustivo, in vero anche per merito di una ampia navigazione in rete internet, abbiamo compreso che la percezione del colore é frutto di una sensazione cerebrale che ci procura informazione ed emotività nel decifrare ed anticipare le nostre probabili interazioni con il mondo esterno in cui avvengono continue attività di trasformazione tra energia e materia. Va infine sottolineato che il nostro sistema di percezione visiva, evolutosi in milioni di anni, non ha il compito di riprodurre fedelmente la realtà in quanto da un lato le immagini sono il risultato delle informazioni ottenute dai sensi, ma dall’ altro, l'interpretazione delle forme e del colore é frutto della capacità di costruzione di visioni e sensazioni che é propria del funzionamento del nostro cervello. Tra le due facce della stessa medaglia, composta da soggetto percipiente / oggetto percepito, si attuano varie forme di “illusione ottica”,(12) che a volte rendono incerta sia l‘interpretazione mentale della terza dimensione del mondo materiale esterno, che la rappresentazione della dinamica del moto. Il cervello in tali casi non riesce a risolvere l’ambiguità nella ricostruzione cerebrale dei dati percettivi e ciò probabilmente é diretta conseguenza della "indeterminazione" che é alla base degli eventi naturali, necessaria ed ovunque presente proprio in quanto essa rende possibile all’eco-sistema biologico la capacità creativa di evolversi. Concludo questa breve sintesi con una riflessione sulle relazioni tra cervello ed intelligenza: sapendo che il cervello sviluppa i propri processi mentali con l’apprendimento di conoscenze ed intuizioni sempre più avanzate e comprendendo l’importanza contemporanea di migliorare le nostre conoscenze della visione, proprio in quanto quest’ultima ci permette di cogliere ed interpretare rapidamente la maggiorparte della realtà naturale ed artificiale circostante, si può concludere che, “ se vedere é di per se stesso sapere, conoscere cosa significhi vedere é certamente un modo per accuire coscientemente la nostra intelligenza”. ![]() Commenti/Risposte |
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