Di Diego Fusaro il 24-4-01
Tra Cinquecento e Seicento si assiste in Europa
a un rapido progresso delle scienze, che investe non soltanto
l'acquisizione di singole conoscenze, ma soprattutto il metodo
scientifico adottato. Da una scienza fortemente asservita alla
tradizione filosofica aristotelico - scolastica si passa alla
formazione della scienza moderna , la quale progressivamente afferma la
propria autonomia dalla filosofia e dalla teologia ed elabora procedure
metodologiche che la caratterizzano in maniera specifica. A questa
grande trasformazione , principiata essenzialmente nel campo dell'
astrologia , si suole dare il nome di rivoluzione scientifica .
Si
tratta comunque di un' epoca della storia del pensiero in cui é
complesso distinguere la dimensione scientifica da quella filosofica :
il rapporto filosofia - scienza predominante in questo periodo si
intreccia in una duplice maniera ; da un lato alcune modificazioni
apportate alla concezione del mondo saranno a tal punto radicali da
coinvolgere l' immagine globale del mondo e non solo quella degli
scienziati : già in Giordano Bruno l' accettazione e l' ampliamento
della dottrina copernicana avevano un significato che andava ben oltre
lo scientifico e arrivavano ad interessare da vicino l' ambito
filosofico .
L' altra maniera in cui in questo periodo filosofia e scienza si
intrecciano é epistemologica : la scienza moderna é novità non solo per
i contenuti che propone , ma anche per il modo in cui arriva ad
elaborarli . Il problema fondamentale allora diventa essenzialmente
metodologico , e parlando di metodologia scavalchiamo l' ambito
scientifico per entrare in quello filosofico . La filosofia della
scienza non é la scienza ( infatti non é necessario essere filosofi per
essere scienziati ) , ma la riflessione sul valore della scienza non é
certo ambito scientifico , bensì filosofico : quando uno scienziato
esamina il metodo scientifico ecco che allora in quel momento non é più
scienziato , ma é filosofo . Per esempio , non rientrano tanto nel
campo di interesse filosofico i contributi scientifici di Galileo
Galilei , quanto piuttosto la sua riflessione sul metodo scientifico da
lui coscientemente applicato nell' elaborare le teorie .
L' epistemologia é quindi quella branca della filosofia che si occupa
delle riflessioni sui metodi scientifici . Soffermiamoci ora sul
concetto di rivoluzione scientifica : perchè ad un certo punto della
storia si tira in ballo un concetto così forte , che implica certamente
l' idea di un cambiamento radicale? Il concetto di " rivoluzione
scientifica " é stato elaborato soprattutto da uno studioso di origini
ungheresi di nome Thomas Kuhn ; egli nel 1960 circa scrisse un libro in
cui prendeva in esame le rivoluzioni scientifiche studiando anche
quella del 1500 - 1600 . Kuhn vivendo nel 1900 vive in un' epoca che ha
già alle spalle una tradizione scientifica e che la concepisce in
termini cumulativi , ossia gradualmente , come se le conoscenze
scientifiche crescessero a poco a poco grazie ad aggiunte e a ritocchi
in itinere ; ogni scienziato é come se elaborasse un pezzetto , un
tassello da aggiungere alla scienza : dà cioè il suo contributo alle
conoscenze già presenti , magari effettuando qualche correzione ; si
procede quindi in termini cumulativi . Quello che Kuhn ha individuato é
che la scienza procede in fasi " normali " , ossia cumulative , dove
ciascun scienziato dà il suo contributo aggiungendo un tassello alle
conoscenze già presenti , ma anche in fasi " rivoluzionarie " , ossia
quando certe nuove scoperte che si vanno accumulando risultano
incompatibili con quello che Kuhn chiama paradigma scientifico di una
determinata epoca .
Il paradigma scientifico di un' epoca é la struttura generalissima
della concezione del mondo dell' epoca stessa ed esso " salta " quando
vengono apportate novità inconciliabili con il paradigma stesso e si
hanno allora le fasi rivoluzionarie , nelle quali troviamo chi si
schiera in difesa del vecchio paradigma e chi in difesa del nuovo .
Quella del 1500 - 1600 non é l' unica rivoluzione scientifica : un'
altra é maturata all' inizio del 1900 che ha segnato il passaggio dalla
fisica classica (galileiana ) a quella contemporanea ( quantistica e
relativistica ) , che diventa un " quadro " più ampio nel quale trova
tuttavia spazio anche la fisica classica .
La rivoluzione scientifica del 1500 - 1600 inizia con la rivoluzione
astronomica e con Copernico , che ha effettuato un radicale cambiamento
di punto di vista , sostenendo l' eliocentrismo a svantaggio del
geocentrismo , proprio perchè le cose viste dal Sole trovavano
spiegazioni più soddisfacenti ; ma l' aspetto
più importante di questa rivoluzione astronomica é dato dalle
conseguenze che essa ha avuto sul pensiero della gente , impaurita
oltremodo da queste novità : certo non si poteva rimanere indifferenti
di fronte a tali innovazioni , che portavano alla perdita di ogni punto
di riferimento ; la Terra che era sempre stata ritenuta al centro dell'
universo , viene ora proclamata uno dei tanti pianeti ( probabilmente
neanche il più importante ) e l' uomo non é più al centro del creato.
Già la scoperta dell' America aveva messo in crisi da un certo punto di
vista l' Europa , che veniva a contatto con civiltà diverse e antiche
di cui ignorava l' esistenza : ecco che l' Europa stessa non era più il
centro della Terra , ma comunque la Terra era pur sempre il centro
dell' universo ; nel 1600 viene a cadere anche questa certezza e vi é
davvero una perdita di ogni punto di riferimento ; il cristianesimo
stesso non era più un punto di riferimento e si era sfasciato con la
rivoluzione intrapresa da Lutero.
Ma ciò che soprattutto distingue
la scienza moderna dall'attività scientifica esercitata nell'Antichità
e nel Medioevo è il carattere quantitativo . La precedente tradizione
scientifica, infatti, in accordo con la filosofia aristotelica di cui
era mancipia, si proponeva la ricerca della " forma " essenziale dei
fenomeni , e si esauriva pertanto in un'analisi meramente qualitativa ,
anche perchè non possedeva gli strumenti idonei per effettuare
misurazioni precise e in fin dei conti dire che una cosa era calda o
fredda ( in modo qualitativo ) era più efficace che non scervellarsi in
misurazioni che non potevano essere corrette ; l' intuizione che la
quantificazione della realtà fisica fosse fondamentale l' avevano già
avuta i pitagorici e Platone stesso , ma non avevano avuto successo
proprio perchè privi di un armamentario strumentale portante : é
inutile dire che la realtà é fatta di quantità se non sono in grado di
quantificare , perchè finirò per fare come i Pitagorici , che , non
potendo fare della matematica un uso effettivo , finirono per provare a
cogliere delle somiglianze tra le caratteristiche dei numeri e quelle
della realtà ( per esempio per loro il numero due corrispondeva al
genere femminile , il tre al maschile , il cinque al matrimonio perchè
3 + 2 = 5 ) ; nella migliore delle ipotesi arriverò ad un uso analogico
come quello di Platone o di Nicola Cusano , dove mi servirò della
matematica non in senso scientifico , ma come primo passo per cogliere
realtà metafisiche (Cusano usava la matematica per dimostrare l'inattingibilità di Dio , per esempio).
Con il metodo scientifico vero e proprio oltre a
dire che la realtà é misurabile e fatta di quantità arrivo proprio a
misurarla quantitativamente e supero così il sistema qualitativo
aristotelico , che tuttavia in assenza di strumenti per misurare era
migliore : pensiamo a quando Aristotele diceva che tutta la realtà
derivava dal caldo , dal freddo , dal secco e dall' umido o quando
invece Platone , in modo molto raffinato e piacevole , diceva invece
che tutto derivava dai solidi regolari ( ed Epicuro stesso lo criticava
) ; era ovviamente più efficace l' interpretazione di Aristotele . Il
nuovo metodo scientifico poggia quindi sul presupposto che l'essenza
delle cose è inattingibile o comunque esula dalle finalità della
scienza , la quale deve invece indagare i rapporti tra le cose ed
esprimerli attraverso una misurazione oggettiva e universalmente
comunicabile.
Per questo nella nuova scienza diventa indispensabile
l'uso della matematica . Il riconoscimento dell'importanza della
matematica non è certamente una novità dell'età moderna. Ma nel mondo
antico e medioevale questa disciplina era stata studiata
prevalentemente come scienza astratta, che per sua natura non poteva
essere applicata all'analisi dei fenomeni naturali. La sua
utilizzazione era per lo più limitata a quegli ambiti nei quali si
faceva riferimento a rapporti puramente ideali (come nella musica) o a
una sostanza per definizione incorruttibile e dotata di movimenti
uniformi (come nella astronomia aristotelica ) . Quando veniva
applicata alla natura - come nelle scuole pitagorica ( proprio i
Pitagorici avevano per primi sostenuto che " il numero é il principio
di tutte le cose " e avevano ravvisato come caratteristica comune a
tutti gli enti la misurabilità ) e platonica - essa aveva la funzione
di evidenziare una struttura metafisica soprasensibile, quindi qualcosa
che andava al di là del fenomeno naturale. Nella scienza moderna la
matematica - anche grazie agli sviluppi dell'algebra - diventa invece
uno strumento metodologico per quantificare i fenomeni naturali come
oggetti specifici della ricerca scientifica (anche se nei suoi primi
esponenti , in Galilei e soprattutto in Keplero , l'uso strumentale
della matematica si associa ancora a residui di impostazione pitagorico
- platonica ) .
La matematica nel 1500 - 1600 invece ha essenzialmente due funzioni :
da un lato viene usata come strumento di indagine della realtà , dall'
altro essa diventa modello metodologico anche per cose non strettamente
quantificabili : una cosa é dire " affermo che il mondo fisico é fatto
di quantità e lo indago servendomi della matematica " ( ed é quello che
fanno tutti gli scienziati ) , un' altra cosa ( più strettamente
filosofica ) é dire " se il metodo di ragionamento della matematica
funziona così bene in ambiti matematici , perchè non provare ad usarlo
anche fuori dagli ambiti matematici ( per esempio in ambiti politici ,
metafisici , ecc. ) ? ".
Nel 1500 - 1600 si afferma il meccanicismo , che è l'immediata
conseguenza della quantificazione della scienza : la connessione
necessaria con cui in matematica le diverse proporzioni geometriche o
le diverse operazioni aritmetiche e algebriche discendono le une dalle
altre diventa in fisica la necessità con cui la causa è connessa con
l'effetto . Solo in questa maniera posso arrivare a leggi fisiche . In
altri termini il meccanicismo , come dice Cartesio , consiste nel
ridurre tutto ad estensione e movimento , eliminando dal modo di
indagare la realtà ogni riferimento agli aspetti qualitativi e badando
solo a quelli quantitativi , riducibili a quantità , perchè gli altri o
non esistono o preferisco non prenderli in considerazione . Misurabile
é quindi l' estensione , il movimento ; non potrò indagare le qualità (
i colori , i sapori , gli odori , ecc . ) .
L' immagine che meglio descrive il mondo visto in chiave meccanicistica
é quella del tavolo da biliardo che ben spiega come la causalità venga
ridotta a urti tra corpi ( il mondo é un insieme di enti materiali che
si urtano ) , facendo così venir meno il complesso apparato delle
quattro cause di Aristotele ; in particolare nella tradizione
aristotelica l'analisi qualitativa della natura era strettamente
connessa con la prospettiva finalistica . Però non scompaiono tutte e 4
le cause aristoteliche perchè parlando di urti tra corpi é evidente che
si parla anche di causa efficiente ( l' urto ) e causa materiale ( ciò
che si urta é pur sempre un corpo ) . Non vengono invece più prese in
considerazione la causa formale , che era quella che esaminava
soprattutto le qualità ( le forme ) , e soprattutto quella finale ( gli
urti non avvengono certo in vista di un fine ) perchè non possono
essere oggetto di un' indagine quantitativa .
Anziché in termini di " cause finali ", la nuova scienza interpreterà
quindi le connessioni tra i fenomeni come " cause efficienti " e
meccaniche . Nella scienza moderna, la connessione tra la causa e
l'effetto non viene tuttavia determinata soltanto dallo strumento
matematico, ma sottoposta anche a verifica empirica . C' é chi dice che
Galileo , a differenza di Aristotele , osserva la natura : quest'
affermazione é sbagliatissima perchè forse é Aristotele ad osservare
ancora più di Galileo la natura , ma la vera differenza tra i due sta
nel fatto che Aristotele si appoggia sull' esperienza di più di Galileo
; quello che Aristotele non fa é l' esperimento , ossia un' esperienza
fatta in una situazione controllata e quindi misurabile ; se vedo
cadere delle cose l' esperienza di tipo aristotelico mi dice che ci
sono oggetti che tendono al loro luogo naturale , al limite può dirmi
che tendono ad aumentare di velocità man mano che precipitano ; ma
quest' esperienza non mi dice di quanto aumenta la velocità in un
determinato tempo . Ma perchè quindi Aristotele si basa solo sull'
esperienza , mentre Galileo anche sull' esperimento , ossia l'
esperienza controllata ? Ad Aristotele interessano i dati qualitativi -
i corpi pesanti vanno verso il basso ; al limite può interessargli
sapere che ci sono corpi che vanno più velocemente , altri più
lentamente - ma non gli interessano dati quantitativi ( quanto ci mette
a cadere un oggetto , per esempio ) proprio perchè non ha i mezzi per
misurare ; invece Galileo può misurare con l' esperimento , può
quantificare ; Aristotele non ha i mezzi perchè non gli interessa , ma
é anche vero il contrario , ossia non gli interessa perchè non ha i
mezzi .
Accanto alla matematica, la sperimentazione è il secondo mezzo a cui i
nuovi scienziati fanno metodicamente ricorso . L'esperimento , inoltre
, il quale ( come detto ) consiste nella riproduzione artificiale di
processi naturali in condizioni di massima osservabilità , deve
servirsi di strumenti di indagine e di misurazione sempre più raffinati
(ad es. orologi, cannocchiali, telescopi, barometri) . Si stabilisce
quindi una stretta connessione tra scienza e tecnica , sia nel senso
che il progresso della scienza dipende sempre più dal progresso
tecnologico che appronta gli strumenti necessari alla ricerca, sia nel
senso che , all'inverso , si afferma la consapevolezza delle
potenzialità pratiche del sapere scientifico , destinato a consentire
un sempre più ampio dominio sulla natura : é un rapporto biunivoco nel
senso che un maggiore sviluppo tecnologico permette alla scienza di
conseguire risultati più apprezzabili , ma un maggiore sviluppo
scientifico consente la creazione di strumenti sempre più precisi ; lo
si può vedere bene in Galileo : é solo grazie al telescopio che
dimostra certe verità astronomiche , ma é solo grazie ad alcune
conoscenze di ottica geometrica che riesce a costruire ( non ad
inventare ) telescopi particolarmente raffinati .
Ma a caratterizzare il 1600 , più di ogni altra cosa , sono la
matematica e la profonda fiducia nella ragione umana : a Galileo sorge
il dubbio che in realtà il mondo sia fatto solo di quantità e che le
qualità siano solo delle manifestazioni soggettive delle quantità sui
nostri organi di senso ; tuttavia quello di Galileo é solo un sospetto
: a lui non interessa più di tanto risolvere la questione e poi non ha
prove razionali per farlo : egli é comunque certo che anche ammettendo
l' esistenza delle qualità , si debbano esclusivamente esaminare le
quantità in quanto misurabili rigorosamente ( con la matematica ) . Ma
tutti i pensatori del 1600 prenderanno il sospetto di Galileo per
trasformarlo in realtà : esistono solo le quantità e il mondo é come
una tavola da biliardo , ossia un insieme di urti casuali . Si tratta
tuttavia di un passaggio non del tutto legittimo e logico quello dal
sospetto galileiano alla certezza.