Gli Arabi mantengono il collegamento con la scienza greca
I
primi secoli dopo la nascita di Cristo sono caratterizzati dai
commentatori della scienza greca. Ricordiamo alcuni nomi come Boezio,
Cassiodoro, Alcuino. Quest'ultimo fu un noto esponente della SCHOLA
PALATINA, voluta da Carlo Magno. Il merito di far riscoprire la scienza
greca va attribuito senz'altro agli Arabi che, d'altra parte, si
trovarono anche implicati nella distruzione della biblioteca di
Alessandria d'Egitto. L'impero arabo, fondato da Maometto (571-632
d.C.), nel VII secolo inizia l'espansione che tocca anche la Sicilia e
l'Italia meridionale. La scuola di Salerno diventa un centro culturale
di notevole importanza. Nel XI secolo un papa, Silvestro II, introduce
in Europa le tecniche arabe di calcolo con uno strumento detto abbaco.
L'Europa medioevale, dopo le crociate contro gli infedeli, studia la
loro scienza. Il secolo XII è l'epoca delle traduzioni che porteranno
poi alla compilazione delle "enciclopedie" del Medioevo. Agli Arabi
siamo debitori del nostro sistema di numerazione, di tecniche per la
fusione dei metalli, dei mulini ad acqua che si diffusero in Europa.
Astronomia, alchimia, medicina hanno una matrice araba. Gli Arabi
avevano imparato la numerazione dagli Indiani; quando le Repubbliche
marinare entrarono in contatti commerciali con questi popoli le loro
scienze avevano passato il momento di fulgore, ma le opere dei loro
scienziati come Alhazen, astronomo, matematico e fisico e al
Khuwarizmi, matematico e algebrista, influenzarono la cultura europea.
Il merito di aver introdotto la numerazione araba va al pisano Leonardo
Fibonacci.
La fisica moderna ha inizio con Leonardo
da Vinci (1452-1519). Pittore, scultore, ingegnere, matematico e fisico
si definisce "omo sanza lettere"; probabilmente nel suo tempo "omo con
lettere" doveva avere ben altra cultura, una cultura legata a una
sbagliata interpretazione della scienza greca. Leonardo sostiene che
"la sapienza è figliola dell'esperienza", progetta la bonifica della
Lomellina, studia il modo di prosciugare le paludi Pontine, inventa il
paracadute, studia la meccanica delle macchine volanti, dei
sommergibili e ci lascia mirabili disegni di anatomia. Trova il tempo
di illustrare le opere di un matematico suo contemporaneo, Luca Pacioli
(1445-1514) a cui si devono interessanti studi sulle proporzioni, sui
quadrati magici e che apre la via ai grandi algebristi italiani del
cinquecento.
Fra i più noti ricordiamo Niccolò Tartaglia (1499-1557) e Gerolamo
Cardano (1501-1576) famosi per i "Tornei matematici". I matematici si
sfidavano, nelle Università, a risolvere particolari problemi ed
equazioni anche in presenza di un numeroso pubblico.
Nasce il metodo della fisica: Galileo Galilei
Galileo
Galilei (1564-1642) nacque a Pisa e morì cieco ad Arcetri. Sono note le
sue vicende e la condanna subita a opera del Sant'Uffizio di Roma.
Difensore della teoria di Copernico (1473-1543) che poneva il Sole al
centro del sistema solare, fu costretto in età avanzata a subire
processi per le sue opere "Il saggiatore" e il "Dialogo dei massimi
sistemi". Le sue più note scoperte sono la legge sulla caduta dei
gravi, il moto del pendolo, il cannocchiale. Studiò le oscillazioni del
pendolo che confrontò con un "orologio personale":
i battiti del suo cuore. Costruì un cannocchiale astronomico, studiò i
satelliti di Giove, le macchie solari, i mari della Luna; con
esperimenti di caduta dei gravi dalla Torre di Pisa definì la legge
della caduta dei corpi. A parte le sue scoperte, Galileo merita un
posto particolare nella storia della fisica per il suo metodo veramente
innovatore.
Il metodo di Galileo
Per lo studioso è importante il modo di osservare i fenomeni fisici con un metodo che si può dividere in quattro fasi:
1) esperienza che Galileo chiama sensata;
2) ipotesi di lavoro sull'esperienza svolta;
3) deduzioni logiche e matematiche;
4) cimento sperimentale.
In altre parole lo scienziato non si deve accontentare di fare
l'esperimento ma deve anche, come diremmo oggi, matematizzarlo e poi
ancora eseguire altre verifiche (cimento sperimentale) con la
sperimentazione.
La relatività di Galileo
Ai tempi di Galileo non si conosceva qual era la velocità della luce;
lo scienziato escogitò un metodo per stabilire se la velocità si doveva
considerare finita o infinita. L'esperimento non portò nessun
chiarimento al problema ma, comunque, possiamo dire che Galileo fu il
primo a porre la questione come risolvibile con un esperimento invece
che con discussioni filosofiche. Galileo espose la sua relatività
affermando che i fenomeni fisici che possono accadere in un sistema si
realizzano nello stesso modo sia che il sistema sia fermo sia che si
trovi in moto rettilineo uniforme. In termini semplici il problema è
questo: un viaggiatore, che nella cabina di una nave osserva delle
"stille" d'acqua che cadono da un vaso in un altro, vede lo stesso
fenomeno realizzarsi nello stesso modo sia con la nave ferma sia con la
nave in movimento.
Dopo la morte di Galileo la sua opera fu continuata da alcuni suoi
allievi. Fra questi vorremmo ricordare Evangelista Torricelli
(1608-1647) inventore del barometro a mercurio che misura la pressione
atmosferica. L'invenzione pone definitivamente nel dimenticatoio la
polemica del "vuoto" che tratteremo fra poco. Se Galileo fu uno
scienziato veramente completo, noto anche per il suo apporto alla
matematica, un suo contemporaneo, Johannes Keplero (1571 -1630),
portava avanti gli studi di astronomia enunciando le leggi che regolano
il moto dei pianeti attorno al Sole. Il cannocchiale di Galileo era
comparso nel 1610; pochi anni dopo furono costruiti i primi microscopi
che dovevano permettere enormi progressi nello studio degli organismi
viventi e delle malattie.
Matematici e fisici francesi
Tre grandi scienziati, filosofi, matematici e fisici nascono in Francia
e aprono la strada a Newton. René Descartes (Cartesio) (1596-1650).
Cartesio è noto soprattutto come matematico per aver introdotto le
coordinate che portano il suo nome. Per la verità, le coordinate di
Cartesio non erano perpendicolari. La fisica, secondo Cartesio, ci deve
rendere padroni della natura. Non sempre i suoi esperimenti erano
rigorosi ma la sua influenza fu senz'altro sentita presso i suoi
contemporanei. Mentre Galileo cercava di spiegarsi "come" avvenivano
certi fenomeni, Cartesio voleva conoscere "perché" certi fenomeni si
verificano. Oggi sappiamo che sono importanti sia il "come" sia il
"perché". Il filosofo francese aveva un carattere difficile e fu in
polemica con molti scienziati del suo tempo fra cui Fermat e Pascal.
Sebbene in età avanzata, si recava tutte le mattine dalla regina
Cristina di Svezia, desiderosa di prendere lezioni da lui. Non deve
stupire se i sovrani di quel tempo si facevano istruire dai filosofi:
era un'abitudine molto comune. Le lezioni a Cristina, date alle cinque
del mattino, furono fatali per lo scienziato che morì di polmonite.
Blaise Pascal (1623-1662), figlio di un matematico, rivelò giovanissimo
la sua intelligenza. Si interessò di calcolo meccanico e inventò una
piccola calcolatrice che testimonia come i calcoli numerici fossero
poco graditi anche agli scienziati di fama. Nel campo della fisica
porta il suo nome il noto principio di Pascal: la pressione esercitata
su di un fluido si trasmette con uguale intensità in tutte le
direzioni. Su questo principio si basa la realizzazione del torchio
idraulico.
Pierre de Fermat (1601 - 1665). Cartesio aveva trattato fenomeni di
ottica; in particolare ricor-diamo la sua spiegazione dell'arcobaleno.
Senza approfondire l'argomento, che avrai modo di co-noscere in
seguito, il disegno mette in evidenza questa teoria. Un raggio di
solepenetra nella goccia d'acqua, segue il cammino indicato, e arriva
ad essere percepito dall'osservatore con un certo colore. La
spiegazione intuita da Cartesio fu più tardi completata da Newton.
Anche Fermat si occupò di ottica, di qui le sue polemiche con Cartesio.
Fermat stabilì il principio che la luce si propaga seguendo le vie più
brevi. Non possiamo esaminare più a fondo questo principio ma vogliamo
ricordare un altro aspetto dello studioso che fu considerato uno dei
più grandi geometri del suo tempo. Le sue opere furono pubblicate dopo
la sua morte perché il figlio si prese l'onere di ricercare i
brillantirisultati del padre annotati in margine a libri di altri
autori.
Università e accademie
Finora abbiamo parlato delle opere degli scienziati, vorremmo ora
spendere qualche riga per spiegare quali erano i centri di cultura nel
periodo storico che abbiamo esaminato. Le università hanno avuto
origine nel Medioevo. Nel 1158 Federico Barbarossa riconobbe
all'Università di Bologna l'aspetto corporativo, con un capo, il
rettore, e uno statuto a cui erano legati professori e studenti. Simili
istituzioni sorsero in Italia e in tutta Europa. Padova, Pavia, Oxford,
Colonia sono solamente alcuni nomi indicativi. Con il Rinascimento gli
studiosi sentono la necessità di altre organizzazioni dove si potessero
riunire e scambiare le opinioni: le accademie. E' significativo che
Galileo Galilei aderì a una di queste accademie: l'Accademia dei
Lincei, fondata nel 1603 a Roma da Federico Cesi. Il nome
dell'accademia deriva da un animale noto per la sua vista acuta e
penetrante: la lince. L'accademia fu sciolta e ricostituita numerose
volte. Dalla fine del secondo conflitto mondiale il suo nome è
Accademia Nazionale dei Lincei. Un'altra accademia italiana fu fondata
da Leopoldo de' Medici con il nome di Accademia del Cimento
(1657-1667), la sua vita fu breve anche se diede buoni risultati,
comunque sottolinea l'interesse dei potenti per le scienze. L'esempio
italiano fu seguito in altri paesi europei con risultati più continui.
In Inghilterra si fondò la famosa Royal Society nel 1660 e in Francia
l'Accademia delle Scienze nel 1666; quarant'anni dopo veniva fondata
l'Accademia Prussiana delle Scienze. Ancora oggi le accademie
costituiscono un importante punto di riferimento per la ricerca
scientifica.
Le condizioni della popolazione
L'Europa entra nel Medioevo. La vita per gli strati più poveri della
popolazione non era facile. Lavoravano e pagavano forti tasse. I così
detti "servi della gleba" erano anche privi di libertà personali, i
loro figli non potevano migliorare la loro condizione. I borghesi, gli
abitanti del borgo, praticavano arti e commerci ma erano onerati da
tasse che dovevano pagare al vassallo dell'Imperatore. E' l'epoca dei
castelli circondati da fossati, con ponti levatoi e difesi da catapulte
e arcieri. La fine del mondo è attesa per l'anno mille e la maggioranza
della popolazione vive legata a superstizione e sporcizia. Malattie e
pestilenze sono accettate come punizione per i peccati. Dopo l'anno
mille si nota un risveglio generale: il commercio diventa più florido,
si fondano in Italia le Repubbliche Marinare: Amalfi, Pisa, Genova,
Venezia entrano in contatto con Indiani e Cinesi. Dopo l'era delle
crociate, il contatto con i popoli arabi porta nuove innovazioni: la
bussola e il timone. I borghesi danno vita ai primi comuni che
diventano fiorenti e ben organizzati. lì passaggio dal Comune al
Principato segna un progresso rispetto alla vita medioevale.
L'invenzione della stampa (1400) permette la diffusione di libri che
prima erano riservati a pochi e, come sai, erano ricopiati dai monaci
amanuensi.
I potenti hanno fiducia nelle nuove scoperte di Leonardo, si circondano
di studiosi e favoriscono imprese come la scoperta dell'America da
parte di Cristoforo Colombo (1492). I viaggi per mare contribuiscono
alla conoscenza della geografia. Vespucci, Magellano, Verrazzano,
Caboto percorrono i mari, i "conquistadores" mettono a ferro e fuoco
l'America con nuove armi (la polvere da sparo fu scoperta nel XIV
secolo), cancellano civiltà famose, si impadroniscono dei te-sori dei
Maya, degli Aztechi e degli Incas. La matematica e la geometria
permettono a Gerhard Mercatore (1512-1594) di mettere a punto un
sistema di cartografia detto proiezione di Mercatore (la forma sferica
della Terra viene proiettata sul piano). Nel 1517 Martin Lutero, monaco
agostiniano, dà l'avvio alla riforma protestante. La riforma prese
spunto dalla vendita delle indulgenze e portò alla fondazione della
Chiesa protestante a cui si legarono i popoli tedeschi e anglosassoni.
In Italia il 1600 fu disastroso dal punto di vista politico: lotte
interne, occupazione spagnola, lusso dei nobili contrapposto alla
miseria del popolo. Gravi epidemie, come la peste descritta da
Alessandro Manzoni ne "I promessi sposi", trovavano i medici
impreparati a combatterle. Le cure risalivano a pratiche legate
all'alchimia o erano ancora più vicine alla vera e proprio stregoneria.
Le norme igieniche non erano ancora conosciute alla maggioranza della
popolazione. Nello sviluppo di questa parte storica abbiamo citato
numerose civiltà (Indiana, Cinese, Greca, Araba, Americana); in
particolare abbiamo esaminato alcuni aspetti della civiltà europea ma,
al di là di quelle che riteniamo polemiche socio-politico-scientifiche,
fra chi addita l'Europa come centro della cultura (eurocentrismo) e chi
non accetta questa impostazione, rimane un inquietante interrogativo.
Come si sarebbero sviluppate le civiltà americane se non fossero state
distrutte dai "conquistadores" spagnoli?