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Le tappe della scienza: dalle origini al medioevo
Utente: Max
Data: 4-settembre-2006 13:19
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LE ORIGINI DELLA SCIENZA

Come nasce la scienza? Dove nasce la scienza? Sono domande che non possono avere una precisa risposta. Alcuni studiosi legano le conoscenze scientifiche alla personalità religiosa dell'uomo primitivo, ma probabilmente le cose andarono diversamente. In Asia Minore, in Cina, in America si sono trovati resti di grandi civiltà antiche che documentano le conoscenze scientifiche di quei popoli. Da un punto di vista più ampio possiamo dire che l'uomo agricoltore, l'uomo allevatore, l'uomo che sa fabbricare oggetti ha posto le basi dello sviluppo scientifico. Le comunità umane della preistoria conoscevano precise tecniche che tramandavano ai loro figli. La scoperta del fuoco, la fusione dei metalli (rame, bronzo, ferro) e la cottura dell'argilla per fabbricare mattoni sono conquiste della conoscenza. Con l'invenzione della ruota l'uomo ha la possibilità di poter disporre in modo più redditizio dell'energia animale, si può spostare più facilmente sulla terra e, sfruttando la forza del vento, impara a solcare i mari. La scienza diventa veramente tale quando saprà staccarsi da queste immediate applicazioni pratiche e diventare sempre più produzione del cervello: la scienza è legata alla trasmissione della cultura e la trasmissione della cultura è legata alla scrittura.

LA SCIENZA E I POPOLI DELL'ANTICHITA'

Gli Egiziani

Documenti che risalgono al secolo XVII a.C. testimoniano le conoscenze degli Egiziani in campo medico. Alcune osservazioni trattano diagnosi, prognosi e cura di certe ferite. Altri papiri testimoniano conoscenze chimiche e farmaceutiche. D'altra parte è nota la capacità di "imbalsamare" i defunti: il procedimento, ancora oggi ammirato e studiato dagli scienziati, ha permesso la conservazione di "mummie" fino ai nostri giorni. Da un punto di vista tecnico gli Egiziani sapevano costruire enormi templi, lavorare l'oro, tessere vestiti, fabbricare imbarcazioni. Conoscevano pure tecniche di pittura e di tintura che erano gelosamente custodite da artigiani e che venivano rivelate solo agli iniziati. Il famoso papiro di Rhind riporta un documento del XIX secolo a.C. in cui si ritrovano alcuni problemi di matematica risolti anche con l'uso di frazioni. La geometria degli Egiziani era, essenzialmente, pratica ed era applicata per costruire edifici e per ristabilire i confini di proprietà che periodicamente le piene del Nilo cancellavano. Gli Egiziani certamente conoscevano il calcolo della superficie di figure piane e anche sapevano calcolare qualche volume di solido. Le osservazioni sui movimenti del Sole, della Luna e dei pianeti permisero agli Egiziani di stabilire un calendario.

Gli Assiro - Babilonesi

Anche questi popoli lavoravano i metalli e avevano un fiorente artigianato per la tessitura e per la ceramica. Pur usando anche pratiche magiche, erano abili nel preparare farmaci con le erbe. I Babilonesi avevano un sistema di numerazione misto fra il decimale e il sessagesimale. Erano in grado di fare operazioni aritmetiche e di risolvere problemi. Alcuni studiosi attribuiscono ai Babilonesi il merito di aver inventato l'algebra duemila anni prima della nascita di Cristo. Dal punto di vista tecnicoricordiamo che i Sumeri sono considerati gli inventori della ruota. I rinvenimenti di tavolette di argilla testimoniano le conoscenze di astronomia di questi popoli: il loro anno era diviso in 12 mesi e sembra fossero capaci di prevedere le eclissi di Luna. Accurate ricerche e osservazioni furono fatte dagli astronomi babilonesi sulle costellazioni e sui pianeti. Queste ricerche, pur con aspetti magico-astrologici, erano influenzate da interessi pratici per prevedere il buon esito delle semine o per prevenire le carestie. I sacerdoti-astronomi, che avevano a disposizione le sommità di alte torri, monopolizzavano le osservazioni.

Lo Sviluppo scientifico in Grecia

I Greci, popolo di agricoltori, tessitori, mercanti, amanti dell'arte e buoni navigatori, vivevano in piccole città-stato, le "poleis". Probabilmente entrarono in contatto con gli Egiziani, con i popoli della Mesopotamia e con i Fenici ed ebbero così a disposizione molte nozioni fondamentali che permisero lo sviluppo della scienza. Nel VI secolo a.C. sorsero le prime scuole filosofiche greche che acquistarono prestigio presso tutti i popoli antichi: la scuola ionica, la scuola pitagorica e la scuola eleatica. Talete di Mileto è il primo rappresentante della scuola ionica. Le notizie lo presentano come filosofo, fisico, matematico e astronomo. La sua distrazione è proverbiale: osservando gli astri del cielo cadde in un pozzo senza rendersene conto. D'altra parte è nota anche la sua intraprendenza in campo commerciale. Avendo previsto, con osservazioni meteorologiche, una buona stagione per la produzione delle olive, si affrettò a comprare sottocosto tutti i torchi della sua regione per poterli rivendere a elevato prezzo nel momento del bisogno. La sua fama presso i contemporanei aumentò considerevolmente con la previsione di un'eclisse di sole nell'anno 585 a.C. proprio mentresi svolgeva una battaglia fra Medi e Lidi. La battaglia, avverandosi le previsioni di Talete, fu sospesa. Un altro nome noto è quello di Anassimandro di Mileto (610-546 a.C.) che rappresentò la Terra con la forma di un disco, abbozzò le prime carte geografiche e introdusse, come principio di tutte le cose, l'infinito. Alla scuola pitagorica, oltre al Teorema di Pitagora, si attribuiscono numerose scoperte. Leggi che regolano le note musicali, ipotesi che la Terra fosse sferica e il Sole al centro del sistema solare. Accanto a queste idee i pitagorici consideravano il numero o monade come il principio di tutte le cose. Il fondatore della scuola, Pitagora (571-497 a.C.), nato a Samo, non ebbe vita facile nella sua patria. Perseguitato per motivi politici, si trasferì a Crotone, in Calabria, dove fondò la scuola più famosa della Magna Grecia. Non si può trascurare l'aspetto mistico religioso di questa scuola. Per esservi ammessi si doveva sostenere un esame, prestare giuramento e accettare il simbolo della scuola: un pentagono con inscritta una stella a cinque punte. Pare che Pitagora fosse intransigente con i suoi discepoli: Ippaso da Metaponto, che tradì il segreto dei numeri irrazionali, perì in un naufragio inseguito dalle maledizioni del Maestro! A proposito dei numeri irrazionali sono necessari alcuni chiarimenti. I pitagorici consideravano i numeri interi come principio di tutte le cose, la loro dottrina subì una scossa quando scoprirono i numeri irrazionali (cioè numeri che non sono interi). Questo fu il segreto che Ippaso trasgredì. Le invettive e le maledizioni del Maestro andarono a buon segno e la figura di Pitagora ne uscì circondata da un alone di mistero. Naturalmente non bisogna considerare con eccessiva preoccupazione questo aspetto della scuola pitagorica. La sua importanza si deve all'impronta speculativa data alla scienza. Numerose prove attestano che la scienza greca accantonava le applicazioni tecniche e utilitaristiche delle scoperte scientifiche. Per esempio, matematico non era chi sapeva fare i calcoli aritmetici e li applicava ai commercio, ma quello che viveva nel mondo delle idee. Nella seconda metà del V secolo a.C. Empedocle di Agrigento (492-432 a.C.) poneva come spiegazione dell'Universo i quattro "elementi": Aria, Acqua, Terra e Fuoco. Due forze, "amore" e "odio", uniscono e disgiungono i quattro elementi che sono le radici di tutte le cose. Il pensiero greco inventava continuamente nuove ipotesi per spiegare il mondo: Democrito di Abdera (460-360 a.C.) continuò l'opera del maestro Leucippo e fondò la teoria dell'atomismo. Democrito propone il modello dell'atomo indivisibile immerso nello spazio vuoto. Il movimento degli atomi è alla base dell'origine di tutte le cose. Una spiegazione atomica della materia sarà data dalla fisica oltre duemila anni dopo. Le teorie di Democrito contrastavano le idee di Anassagora di Clazomene (499-428 a.C.) che invece sosteneva l'infinita divisibilità di ogni cosa in particelle invisibili immutabili ma che riunendosi e separandosi possono dare mutamenti. Indubbiamente la Scienza greca, dominata dai filosofi, è un grande crogiolo di idee: idee che nascono, si scontrano, si cambiano. Tentativi di spiegazione che a poco a poco permettono la nascita di un metodo scientifico. I filosofi greci sono continuamente impegnati a ricercare la verità, a immaginare la realtà. Molti si legano all'esperimento, altri lo rifiutano e anche lo disprezzano. D'altra parte la grande curiosità di questo popolo, la capacità di inventare problemi e di prospettare soluzioni partendo da ipotesi si riscontra più tardi in Euclide.

Le scuole di Atene: l'ACCADEMIA e il LICEO

Non bisogna credere che la ricerca scientifica e filosofica prosperasse in un ambiente idilliaco e senza pericoli. Abbiamo testimonianze di fughe, di persecuzioni, di condanne: Pitagora abbandona la Grecia, Anassagora viene considerato un sovversivo, Socrate (469-399 a.C.), trattato come un corruttore di giovani dal governo ateniese, viene costretto al suicidio con la cicuta. Platone (427-347 a.C.) fondò una scuola famosa in Atene: l'ACCADEMIA. In un certo senso questa scuola si riallaccia alla scuola pitagorica e tende a dare al mondo fisico un'impronta matematica. Sulla porta della sua scuola infatti viene affisso il motto: "nessuno entri, se non è geometra". La scuola platonica studiò il movimento dei pianeti e li considerò movimenti circolari uniformi. Si attribuisce a questa scuola la teoria che i pianeti e l'universo siano disposti come i cinque poliedri regolari (tetraedro, esaedro, ottaedro, dodecaedro, icosaedro); questa ipotesi durò fino al Rinascimento e i cinque solidi furono detti platonici. Platone fu il primo ad interessarsi anche di problemi "ecologici". La descrizione della sua città-stato ideale potrebbe, per certi aspetti, essere presa a modello da certi urbanisti e politici di oggi. Platone afferma che una città non deve avere più di 5 000 abitanti e adeguate leggi per mantenere stabile il numero degli individui. La crescita può essere regolata da premi per aumentare le nascite, mentre la diminuzione controllata con la migrazione. Proponeva anche che individui con caratteristiche negative non avessero molti figli. La popolazione di questa città era naturalmente divisa in classi: filosofi, guerrieri, commercianti, contadini produttori. In altre parole proponeva la crescita "ZERO" della popolazione. Un appunto alla sua scuola è quello di aver trattato troppi problemi, anche a livello scientifico, senza ricorrere all'osservazione della natura. Aristotele di Stagira (348-322 a.C.) discepolo di Platone, maestro di Alessandro Magno, fondò in Atene la scuola peripatetica(si tenevano lezioni all'aperto e camminando): il LICEO. La sua figura e le sue opere, considerate negative per molti aspetti da alcuni storici, indubbiamente esercitarono grande influenza nella scienza fino al Rinascimento. Non possiamo trattare tutto il pensiero aristotelico ma è possibile caratterizzarne alcuni aspetti. Aristotele riconduce la scienza alla natura e possiamo dire che pone le basi della biologia. Per primo capì la necessità di classificare animali e vegetali e l'importanza della dissezione anatomica (la dissezione era limitata agli animali poiché la legge proibiva la dissezione dell'uomo). Le sue osservazioni sulle caratteristiche morfologiche e sul comportamento degli animali sono state riscoperte e rivalutate solo verso il 1900 dagli zoologi moderni: Aristotele descrive il comportamento di un pesce (glanis) la cui femmina, dopo aver deposto le uova, lascia al maschio l'incarico di proteggerle fino alla nascita dei piccoli. Il maschio si prende anche cura di difendere la prole nel primo periodo della sua esistenza. Si interessò di fisica, di logica lasciando ai posteri circa 146 opere. Accanto a spiegazioni paradossali del movimento (un corpo si muove perché esiste l'aria che lo spinge da dietro) enuncia validi principi come quello della costruzione del parallelogramma delle forze. Il merito della scuola Aristotelica è quello di aver dato ampio spazio all'osservazione della natura e all'esperienza. Il metodo di ricerca aristotelico non fu capito completamente. Nel Rinascimento affiora la polemica fra aristotelici e non aristotelici. Sono considerati seguaci di Aristotele gli studiosi che accettano come verità assoluta tutte le sue idee. Alcuni scienziati arrivano al punto di affermare: "Non eseguo questo esperimento o non faccio osservazioni sulla natura perché è già stato fatto da Aristotele". Sono considerati antiaristotelici gli scienziati che usano soltanto "il metodo" di Aristotele e della sua scuola, ossia la pratica sperimentale e l'osservazione dei fenomeni naturali prescindendo dalle sue idee astratte. La scuola si interessò pure di fenomeni di meteorologia e di mineralogia. In contrapposizione alle spiegazioni di Aristotele e dei suoi discepoli sul sistema solare (sfere che occupano particolari posizioni con una disposizione che corrisponde ai vertici dei poliedri regolari) si hanno le spiegazioni di Eraclide e di Aristarco di Samo (IV secolo a.C.).Si può affermare che esiste nelle loro conclusioni l'anticipazione del sistema eliocentrico di Copernico: la Terra ruota intorno al Sole e attorno al proprio asse che è inclinato rispetto al piano di rotazione attorno al Sole. Aristarco tentò pure di calcolare le distanze tra Terra,Luna e Sole.

La medicina

La medicina in Grecia, benché legata a forme religiose e praticata vicino ai templi di Asclepio (Esculapio), ha il suo massimo esponente in Ippocrate di Coo (460-340 a.C.) che esercitò la professione in tutta la Grecia. Discepoli di Ippocrate mantennero viva la sua scuola, mentre altre scuole sorgevano in Sicilia e a Crotone. La scienza medica fondò le sue nozioni su basi sperimentali che tenevano nella massima considerazione sia l'esame della malattia, sia la cura del malato. Le numerose opere del IV secolo a.C. attribuite agli ippocratici dimostrano il livello di serietà professionale dei medici greci. Ancora oggi medici ammirano la morale ippocratica.

Alessandria d'Egitto: un nuovo centro di cultura

Le conquiste di Alessandro Magno riunirono diversi popoli: Greci, Egiziani, Macedoni. Il grande conquistatore volle perpetuare nei secoli la sua gloria fondando la città di Alessandria (332 a.C.) che ben presto divenne il più famoso centro culturale del mondo antico. Sotto la protezione dei Tolomei le scienze si svilupparono intensamente. La matematica, la fisica, l'astronomia, la medicina furono studiate con uno spirito nuovo. L'influenza della cultura alessandrina è giunta fino a noi con l'opera più importante di un grande matematico: Euclide. Vissuto nel III secolo a.C., fu uno dei più famosi insegnanti del Museo alessandrino; della sua vita si conosce solo qualche curioso aneddoto che, peraltro, può essere frutto di fantasia. Vale la pena di ricordarne almeno uno. Un re dei suoi tempi fu colpito dalla fama di Euclide e decise di dedicarsi allo studio della geometria. Non avendo a disposizione molto tempo, chiese a Euclide se vi fossero possibilità di imparare con poco sforzo e velocemente la materia di cui egli era un così grande cultore. La risposta di Euclide fu piuttosto dura: "Non esistono vie regali per imparare la geometria". L'opera fondamentale di Euclide, "Elementi", contiene definizioni, assiomi, teoremi e dimostrazioni che ancora oggi vengono studiati in tutte le scuole del mondo. Gli "Elementi" trattano anche argomenti di aritmetica. A Euclide si attribuiscono anche studi di ottica. Nella storia della scienza questo periodo viene definito come l'epoca d'oro della matematica. Già i Greci si erano interessati di geografia, ma con Eratostene (275-195 a.C.) questa materia progredì molto. Eratostene è noto pure per il crivello dei numeri primi, ma stupisce anche la precisione e l'inventiva con cui riuscì a misurare la lunghezza del meridiano terrestre. Pur non entrando in particolari tecnici, è interessante ricordare che il suo errore fu di appena 3,5 km (il meridiano terrestre misura 791 km). La fisica alessandrina si mostrò più legata della fisica greca a interessi pratici. La ricerca teorica si avvicina di più alla realizzazione pratica. Sono da ricordare in particolare numerosi strumenti scientifici fra cui clessidre estrumenti astronomici. Molti ingegneri erano chiamati con il nome di Erone per cui risulta difficile stabilire con esattezza il periodo in cui visse questo scienziato a cui sono attribuite molte invenzioni. Ricordiamo la nota " eolipila ", che sfrutta l'energia di reazione del vapore per girare. Ma gli ingegneri alessandrini, pur legati a realizzazioni pratiche come la costruzione di edifici o la costruzione del famoso faro, rivolsero la loro attenzione a " macchine " che stupivano l'opinione pubblica o di cui si potevano servire i sacerdoti per ravvivare la religiosità del popolo. Ricordiamo il dispositivo che, sfruttando i principi del vapore, faceva aprire le porte dei templi greci e i numerosi automi (si attribuisce ad Archita una famosa colomba volante); furono realizzate anche pompe per sollevare l'acqua e macchine belliche di vario tipo. Erone si interessò anche di ottica. La geografia compie i suoi progressi con Ipparco di Nicea (Il secolo a.C.) che introdusse l'uso delle coordinate geografiche, propose procedimenti geometrici per disegnare carte geografiche, e a lui si attribuisce pure l'invenzione dell'astrolabio. Ad Alessandria visse pure Tolomeo (138-180 d.C.) il cui trattato, " Almagesto ", tradotto dagli Arabi, è giunto fino a noi. Il sistema tolemaico è un sistema geocentrico. Intorno alla Terra, immobile al centro dell'universo, ruotano i pianeti, il Sole e la Luna. Tolomeo cercò anche di stabilire l'influenza esercitata dagli astri sui fenomeni terrestri, legando astronomia e astrologia, quest'ultima non passibile di verifiche scientifiche Influenzò pure la geografia prospettando i metodi di proiezione del globo terrestre su una superficie piana. La sua opera si estende anche ad argomenti di ottica con lo studio di specchi piani, concavi, convessi e, basandosi su esperimenti e su strumenti appositamente costruiti, con la misura degli angoli di rifrazione. Dobbiamo a questo punto fare qualche passo indietro nel tempo per ricordare lo sviluppo della medicina e la figura di un matematico e fisico famoso: Archimede. Per la medicina, ricordiamo solo due nomi: Erofilo, che può essere considerato il fondatore dell'anatomia, ed Erasistrato, che contribuì a fondare la fisiologia (manifestazioni vitali e funzione degli organi). In Alessandria era possibile praticare la dissezione del corpo umano e addirittura pare che fosse permesso vivisezionare i criminali.

Archimede (287-212 a.C.)

La figura di Archimede, matematico e fisico, nato a Siracusa, probabile parente di Gherone, tiranno della città, merita di essere considerata una delle più grandi dell'antichità. Morto per mano di un soldato romano dell'esercito di Marcello mentre disegnava figure geometriche sulla polvere, volle che sulla sua tomba fossero incise una sfera inscritta in un cilindro. Archimede, negli anni della sua gioventù, ebbe contatti con la scuola alessandrina. L'opera di questo scienziato spazia in tutti i campi. Gli furono attribuite molte invenzioni pratiche: la vite senza fine, la coclea (strumento per innalzare l'acqua), gli specchi ustori, macchine belliche, un planetario che rappresentava il movimento degli astri nel cielo. Di lui si raccontano numerosi aneddoti e gli si attribuiscono numerosi motti: "Datemi un appoggio e solleverò il mondo", in occasione dei suoi studi sulle leve, e il famoso "Eureka" (ho trovato) quando, prendendo in considerazione uguali volumi di oro e di argento, riuscì a stabilire il loro diverso "peso". Questa scoperta del peso specifico (ora questo concetto è stato sostituito con quello di massa volumica) gli permise di provare che una corona del principe Gerone era ben lontana dall'essere tutta di oro puro. Ne "L'Arenario" propone un sistema di numerazione per scrivere numeri grandissimi; scopre il principio che porta il suo nome (principio di Archimede) riguardo ai corpi immersi in un liquido; determina con buona approssimazione il valore del pi greco: p = 22/7. Il suo contributo al metodo di esaustione (rettificazione della circonferenza e quadratura del cerchio considerando perimetri e aree dei poligoni inscritti e circoscritti) deve essere considerato come un'anticipazione della matematica infinitesimale e dei calcoli con gli integrali che dovevano essere scoperti parecchi secoli dopo di lui. Molte sue rigorose dimostrazioni, secondo gli studiosi moderni, si avvalgono di metodi meccanici. Nell'altra sua opera, "Il Metodo", Archimede preannunzia il metodo sperimentale di Galileo: la matematica verificherà la validità dell'esperimento fisico. Nel II° secolo a.C. è importante anche l'opera di Apollonio di Perga con le sue ricerche sulle sezioni del cono: le coniche (parabola, ellisse, iperbole).

Il popolo romano

In Italia la civiltà Etrusca compare circa 800 anni prima di Cristo. Le città-stato etrusche sorsero con archi e templi che testimoniano le capacità di architetti e ingegneri. Il popolo etrusco aveva molto sviluppato e sentito il culto dei morti, una grande competenza nell'eseguire lavori in bronzo e anche qualche conoscenza di medicina e di chirurgia. Alla civiltà etrusca si sovrappose la civiltà di Roma, ma ben presto i Romani, nella loro "missione di conquistatori", incontrarono la civiltà greca. A Roma non fiorirono, come nella Grecia, scuole scientifiche né altri tipi di scuole pubbliche. I maestri, di solito schiavi greci, insegnavano in misere stanzette o agli angoli delle vie. Ai Romani interessavano i calcoli pratici che eseguivano usando sacchetti pieni di sassolini o abachi simili al nostro pallottoliere. Si hanno documenti di libri formati da tavolette di cera su cui venivano incise le parole con appositi stili. La mentalità romana è ben diversa dalla mentalità greca. Anche se molti Romani ebbero dei precettori greci, si dimostrarono sempre legati a interessi pratici immediati ed ebbero scarse attitudini per le idealizzazioni della scienza; sfruttarono molte conoscenze scientifiche per scopi immediatamente utilitaristici: costruzione di ponti, di acquedotti, di strade. Furono usati anche strumenti di precisione per misurare (groma, clessidre). Le macchine belliche e il perfezionamento delle navi richiedevano applicazioni tecniche, ma mai nessuno si preoccupò di approfondire le conoscenze scientifiche se queste non davano un utile risultato. In poche parole a Roma trionfavano gli ingegneri. Le conoscenze di astronomia erano utili per i raccolti; così pure le conoscenze dì botanica che potevano servire per la coltivazione di piante medicinali, dell'ulivo e della vite. Lo studio degli animali doveva rendere possibile il miglioramento degli allevamenti. Anche se le opere dei Romani sono lontane dalle opere degli studiosi greci, ricordiamo qui alcuni dei loro maggiori esponenti. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) ci lasciò la " Naturalis Historia ", una specie di enciclopedia di botanica, zoologia, astronomia, mineralogia, geologia e farmacologia. Peri nell'eruzione dei Vesuvio del 79. Seneca (4 a.C.-65 d.C.) precettore di Nerone e costretto al suicidio, lasciò, fra altre opere, le "Naturales quaestiones". Meritano anche di essere ricordate le opere di medicina di Celso (I secolo d.C.) "De re medica" e, ben più importante, l' "Arte medica" di Galeno di Pergamo (129-201 d.C.). Non potendo eseguire dissezioni sull'uomo, perché erano proibite, Galeno operò sugli animali. La sua opera è importante soprattutto per aver insegnato un metodo sperimentale, anche se le sue conclusioni personali e quelle dei suoi discepoli non furono certamente sempre esatte. Sotto il dominio di Roma la cultura e la produzione intellettuale alessandrina perdono l'originalità del periodo di splendore. Dopo Tolomeo non vi sono più nomi veramente importanti fino al III secolo. Appartiene a questo periodo l' "Aritmetica"di Diofanto; quest'opera esercitò grande influenza sulla cultura araba e si può considerare come il primo trattato di algebra. Alla fine del III secolo d.C. troviamo Pappo con la sua "Collezione", che riporta numerosi riferimenti ad autori precedenti e dà una chiara visione della matematica del suo tempo. I successori furono soltanto commentatori di opere precedenti sia per quanto riguarda la matematica sia per quanto riguarda l'astronomia.

Verso il Medioevo

Le conoscenze di chimica risalgono ai tintori e ai lavoratori di metalli nell'antico Egitto. Sembra, come attestano molti storici, che i primi scritti di chimica a poco a poco vennero " inquinati " da frasi ed espressioni oscure per non svelare e divulgare i procedimenti di lavoro di corporazioni artigiane. In seguito, presso gli Egiziani, la chimica si avvolge di mistero. Nasce il problema di trasmutare metalli in oro. Il compito principale deve essere quello di realizzare la " grande opera " seguendo le oscure formule del dio egiziano Thot (Ermete Trismegisto).Oggi, con senso dispregiativo, indichiamo col termine "alchimia", parola di origine araba, questo modo pseudo-scientifico di procedere. Nel IV secolo dopo Cristo magia, astrologia e alchimia si sostituiscono alla scienza. Le malattie vengono curate con pratiche magiche che avrebbero fatto inorridire i medici greci. La medicina di Ippocrate è completamente abbandonata e lascia il campo ad amuleti, pietre preziose che proteggono, formule magiche e parole che propiziano la salute come il famoso "abracadabra". Del resto queste pratiche, attraverso la tradizione popolare, sono giunte fino a noi. Il secolo in cui viviamo è pieno di maghi e guaritori che si circondano di mistero. Basta sfogliare la pagina della pubblicità di qualche quotidiano per rendersi conto del loro continuo successo a spese dei "creduloni". In Oriente, alla corte bizantina di Giustiniano, fioriscono ancora alcuni medici e matematici come Isodoro di Mileto che terminò, nel VI secolo, la ricostruzione di Santa Sofia. In una sua nota opera, "Le macchine straordinarie", dà le prime indicazioni scritte per la costruzione degli specchi ustori (attribuiti dalla leggenda ad Archimede). La scuola bizantina accettò anche l'alchimia benché l'atteggiamento degli studiosi bizantini abbia sempre avuto, in questo periodo, dei riferimenti scientifici. Siamo giunti così verso l'inizio del Medioevo. In questo periodo, come vedremo, la fiaccola della scienza passa nelle mani di un popolo considerato barbaro dagli Europei, gli Arabi. Manterranno essi, invece, il collegamento fra la scienza dei Greci e la scienza del Rinascimento.

Le condizioni della popolazione

In tutto il periodo che abbiamo esaminato, la popolazione umana aveva un limite numerico poco rilevante. Pensa alle dimensioni ideali della "polis" di Platone che, teoricamente, doveva superare di poco i 5 000 abitanti. Basta inoltre considerare che solo intorno al 1600 la popolazione mondiale sfiorò i 450 milioni di individui per capire che il rapporto fra uomo e ambiente, fino al Medioevo e anche dopo, non presentò grossi problemi di sovrappopolamento. Le scarse tecniche agricole erano compensate da una maggiore fertilità del terreno, l'aumento della popolazione era bilanciato da una graduale espansione dell'umanità sulla superficie della Terra: emigrazioni degli Ebrei verso la "Terra promessa", colonie nella Magna Grecia, espansioni territoriali come conquiste di guerra. Ricordiamo anche il passaggio dello stretto di Bering da parte di popoli asiatici che popolarono l'America almeno 30 000 anni prima della nascita di Cristo. La storia dell'uomo nel suo ambiente presenta risvolti da meditare. Oggi l'astronauta è contemporaneo dell'indigeno senza cultura: l'uomo che legge libri vive vicino all'analfabeta; alcuni popoli sprecano energia, altri soffrono la fame. Nel corso della storia dell'uomo, strati privilegiati di popolazione hanno sempre avuto il benessere, mentre altri lo hanno prodotto vivendo in condizioni precarie. Proviamo a riassumere in poche righe queste importanti osservazioni. In Egitto la maggior parte delle ricchezze, prodotte con il lavoro e con le conquiste, veniva divisa fra una ristretta cerchia di potenti (faraone, sacerdoti, scribi); contadini, artigiani e pescatori conducevano una vita umile e difficile. Migliaia di prigionieri-schiavi erano impiegati in condizioni subumane per costruire le gigantesche piramidi e i templi maestosi in onore del faraone. Anche altre civiltà antiche evidenziano questi fatti: a Babilonia, in Cina, in India e in America. Passando dai sistemi di governi chiusi (popoli governati da un solo capo: faraone, re, tiranno, imperatore, dittatore) ai sistemi aperti (democrazie della Grecia), dobbiamo far notare che anche qui larghi strati della popolazione vivevano miseramente. Per esempio nella "polis" vi erano cittadini con privilegi (politici, filosofi, sacerdoti, militari, commercianti) e cittadini con meno privilegi come i pastori e i contadini. Gli schiavi, costretti a lavori di fatica e senza alcun diritto di partecipare alla vita politica, erano proprietà di altri uomini. Ricordiamo ancora, presso gli Spartani, un uso cruento, che possiamo definire come selezione dei più deboli: i bambini, nati con qualche deformazione, venivano eliminati. Anche l'ordinamento politico-sociale di Roma repubblicana favoriva le classi patrizie a danno dei plebei. Questi, che erano la parte più attiva della popolazione in quanto formavano l'ossatura dell'esercito e coltivavano la terra, vivevano in condizioni precarie. E noto l'episodio della ribellione della plebe (uno dei primi scioperi della storia) che si trasferì in massa da Roma al Monte Sacro. La vertenza fu risolta, come sappiamo daMenenio Agrippa che raccontò l'aneddoto delle membra e dello stomaco. In questa occasione i plebei poterono eleggere dei loro rappresentanti nell'amministrazione pubblica: i tribuni della plebe. Altre vertenze su speciali leggi agrarie (distribuzione delle terre ai plebei) si conclusero con la tragica morte dei fratelli Gracchi. L'impero romano si allargò e si estese all'Europa, all'Africa e all'Asia e trasse la sua forza dai privilegi dei patrizi e dallo schiavismo. Non a caso uno dei fattori del suo crollo è dovuto al sorgere di una nuova religione che predicava l'uguaglianza degli uomini: il cristianesimo. Le invasioni barbariche di popolazioni alla ricerca di nuovi territori conclusero il periodo del dominio di Roma. Ci sembra necessario ricordare ancora un fenomeno legato alle invasioni barbariche per gli stretti collegamenti che ha con la storia della scienza: il monachesimo. Le difficili condizioni di esistenza in cui era costretta la nostra penisola, durante le invasioni barbariche, spinse uomini con profonde credenze religiose e desiderio di pace ad allontanarsi dai centri abitati e a fondare numerosi conventi. L'opera di molti monaci scrittori, detti amanuensi, fu determinante per salvare numerosi testi della scienza antica. Nella pace dei conventi le opere dei filosofi greci e alessandrini furono ricopiate, catalogate e conservate. Se è vero che molte opere furono così sottratte alle comunità laiche è anche vero che in questo modo si poterono sottrarre alla distruzione.

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