Un cambiamento profondo delle nostre concezioni
sulla percezione e’ estremanente necessario dal momento che i sistemi
di comunicazione tecnologica stanno modificando gradualmente la
formazione cerebrale dell’ uomo. Per tale ragione il LRE-EGO-CreaNET ha
proposto da alcuni anni una riflessione sulle modificazioni cognitive
che necessitano di essere considerate per dare una coerente
significazione alla percezione visiva, vista in relazione allo sviluppo
evolutivo del funzionamento cerebrale le cui tracce si possono reperire
in alcuni articoli pubblicati in rete (vedi ad es: Biblionline 1-6).
A livello psichico cosciente e’ infatti certamente rischioso ritenere
di poter mantenere inalterati i fondamenti della nostra cultura
“meccanica”, in specialmodo a proposito della interpretazione delle
relazioni cognitive sussistenti tra “forma ed informazione”.
Essendo evidente che non basta osservare per capire , e’ presumibile
che la ignoranza del funzionamento cerebrale della percezione in un
mondo comunicativo dei mass-media, conduca le giovani generazioni a
subire gli effetti di una notevole carenza di strumenti concettuali di
lettura, limitando la loro capacita’ di interpretazione del mondo
altamente tecnologico in cui vivono. Quanto sopra genera gia’ adesso
evidenti sintomatologie nevrotiche, provocando traumi di psico-sociali,
i quali, in ultima analisi sono anche la conseguenza di una
interpredazione obsoleta ed illusoria della percezione, in quanto
quest’ ultima e’ ancora basata sulla “Metofora Fotografica” che come
tale determina la impossibilita’ di aver coscienza della necessita’ di
nuove interpretazioni che correlino evolutivamente il reale, il
simbolico e l’ immaginario.
Uno dei fattori fondamentali di contrasto tra osservazione e cognizione
, risiede nella contraddizione sussistente tra la meccanicizzazione
dell’ interpretazione delle funzioni umane e il procedere della
“umanizzazione” delle macchine, che tende a provocare, a livello delle
funzioni cerebrali superiori, una dissociazione psichica in gran parte
causata dalla limitatezza delle capacita’ interpretative nella
percezione visiva nel contesto dello sviluppo sociale ed umano
contemporaneo.
Ad esempio sappiamo che gia’ sono funzionanti
computer in ambiente acquoso, i quali , a similitudine di quanto accade
nel cervello, utilizzando segmenti di DNA per elaborare segnali e che
tali computers molecolari , possono riprodurre immagini su schermo, in
modo del tutto simile alle simulazioni di rappresentazione che possiamo
osservare nei piu’ comuni computers digitali. (7)
Putroppo pur
sapendo che nel mondo conteporaneo cambia e cambiera’ ancor piu’
rapidamente la interazione “uomo-macchina”, generando notevoli
incomprensioni tra “reale ed viruale”, dobbiamo constatare come
permanga nella attivita’ di insegnamento un sostanziale mantenimento di
concezioni meccanicistiche a riguado dell’ uomo, che cozza culturalmente con
tutte le prospettive di sviluppo teorico-pratico sulla base delle quali
si “biologizzano” le macchine.
Non e’ quindi difficile capire, come
tale situazione di arretratezza cognitiva determini, nell’ inconscio
sociale-collettivo, un degrado della capacita’ creativa, proprio in
quanto ogni possibile interpretazione innovativa, viene bloccata dal
costante riferimento a concezioni obsolete, rese ormai storicamente
inutili dagli avanzamenti dello sviluppo scientifico e tecnologico.
Indubbiamente siamo comunque pressati da informazioni e stimoli, che
agiscono a livello neurologico e sensoriale, ed obbligano la fisiologia
cerebrale ad adattarsi alla velocità dei flussi di informazione;
pertanto e’ buona norma cercare di non subire passivamente questo
inquinamento informativo, causato in primo luogo dalla incapacita’ di
selezionare le informazioni ricevute secondo criteri e metodi di
lettura cogniticamente avanzati. E’ molto probabile che per adeguare i
processi cognitivi contemporanei allo sviluppo scientifico e
tecnologico del mondo contemporaneo, cosi da superare ogni ricorso a
logiche interpretative meccanicistiche, si debba ricorrere ad una
analisi piu’ attenta delle potenzialita’ delle intuizioni profonde, che
ancora risiedono nel miti piu’ antichi, cosi’ da poter rielaborare, a
partire da essi le cognizioni piu’ adeguate ai nostri tempi.
Il LRE-EGO-CreaNET della Universita’ di Firenze ha iniziato ad
utilizzare una strategia di revisione dei miti alchemici, dai quali e’
possibile riconsiderare cognizioni intuitive antiche, che parmangono
espressione di un potente immaginario , che con estrema difficolta’
stiamo riattivando agli inizi del nuovo millennio.
Il Mito Alchemico dell’ Araba Fenice (8) e’ un esempio di come sia
importante ricreare una concettualita’ nella quale la percezione si
dissolve nell’ immaginario mentale. La visione della alchimia araba ci
permette infatti di comprendere come l’ intuizione sia uno strumento
cognitivo flessibile e profetico, da cui e’ possible derivare uno
straordinario potenziale di riflessioni concettuali moderne. Ricordiamo
che la Fenice e’ rappesentata da un bellissimo uccello dal becco
contenente piu’ di cento fori, dai quali il pennuto emette una musica
ritmica e melanconica, quando sente l’ avvicinarsi della morte. Allora
la Fenice batte veementemente le sue ali piumate fino a quando si
sprigionano scintille, che danno fuoco agli arbusti su cui si era
posata, prevedendo l’ ora della sua fine, prendendo fuoco anche’ essa e
quindi trasformandosi in breve in cenere, dalla quale risorge una nuova
Fenice piu’ bella e fulgente di prima.
Nel mito della Fenice il suono rappresenta l’ informazione che e capace
di riprendere la forma in un sistema di ciclico di trasformazione
evolutiva della materia e della energia.
L’informazione come “elemento che precede la forma” e’ il carattere
fondamentale che si deduce dal mito della Fenice, che in vero gia’
apparteneva ad una concettualita’ antichissima quanto l’ alchimia ;
cio’ conduceva a ritenere globalmente la natura come un sistema
intelligente, capace di recepire ed elaborare informazione in forme e
trasformazioni, evitando in tal guisa quelle suddivisioni
analiticamente riduttive , che sostanzialmente corrispondono a creare
una barriera concettuale tra il sistema vivente e pensante e il mondo
inanimato.
Oggigiorno in un sistema di sviluppo ricorrente, similmente al mito
della Fenice , le concezioni meccanicistiche divengono limitative della
comprensione e dello sviluppo cognitivo contemporaneo, che infatti
dovra’ attuare la trasformazione tra un modello interpretativo
meccanico e quello bio-tecnologico che sta avanzando, perseguendo al
contempo la impellente necessita’ di attuare una ampia e profonda
revisione concettuale del precedente paradigma interpretativo.
Una delle limitazioni concettuali essenziali che impedisce il fluire
creativo di questo processo di revisione cognitiva , risiede proprio
nella concezione che porta a separare nettamente “l’ oggetto veduto dal
soggetto vedente” . Tale arbitraria separazione fa’ ritenere la
percezione come un fenomeno generato da un sistema cerebrale di lettura
di immagini, gia’ delineate, in posizione rovesciata, da inesistenti
raggi di luce sulla retina dell’ occhio. Tale interpretazione
costituisce oggi una vera assurdita’ scientifica, in quanto nella nella
retina avviene un processo di reazioni fotochimiche oscillanti (9), che
di per se non descrivono alcuna rappresentazione di immagini, in quanto
le reazioni fotochimiche possono soltanto inviare al cervello dati di
informazione che quest’ultimo elabora con caratteristiche che hanno una
dominante nella genetica umana.
Il cervello, come vedreno di seguito, non ha infatti la funzione di
riprodurre forme della realta’ cosi come sono, ma di costruire
rappresentazioni visive codificando interattivamente modelli cerebrali
spazio/temporali della realta’ esterna. Cio’ che limita la capacita di
capire la costruzone cerebrale della percezione, consiste pertanto nel
confondere la rappresentazione codificata cerebralmente con la
effettiva realta’ esterna che certamente non e’ definita nei termini in
cui e’ stata codificata la sua rappresentazione mentale. Gli operatori
che trasformano un segnale sensoriale d'ingresso in un segnale
rappresentazione visiva in uscita, sono costituiti dalle varie
tipologie di neurotrasmettitori che agiscono da catalizzatori nelle
interazioni tra energia,materia ed informazione, e vengono regolati da
un principio di bio-economia ,definito come Principio di Ferilita’
Evolutiva. (10)
La parte piu specifiamente attiva nella trasformazione dei segnali
sensori in percezione visiva organizzata, sappiamo essere collocata
nella struttura striata della corteccia cerebrale occipitale del
cervello .Quest’ ultima riceve impulsi pre-elaborati principalmente dal
il cosidetto “nucleo genicolato laterale” ed e’ strutturata in una
serie di strati neuronali sovrapposti , distinti nelle prorie
funzionalita’, che vengono indicati come con indici che vanno da V 1 a
V5 ( dove la V sta’ per Vision). Sostanzialmente V1 e’lo strato piu’
interno del campo ricettivo ed assume una funzione di selezione
distributiva della informazione ricevuta dalle altre aree cerebrali che
gia’ hanno pre-elaborato la informazione sensibile percepita dalle
retina oculare, lo strato V2 e’ quello che codifica la dimensione
spaziale delle forme statiche, essendo sensibile all’ orientamento dei
profili ombra/luce, lo strato V3 ha un compito differenziato dal
precedente in quanto risulta maggiormente sensibile al movimento delle
forme, codificando le differenze temporali del moto , lo strato V4 e’
essenzialmente deputato al riconoscimento del colore tramire la
codificazione di impulsi corrispondenti alle frequenze della luce,
mentre lo strato V5 procede ad un raffinamento ed alla sincronizzazione
della codificazione di forme, movimento e colore.
Il risultato di tale processazione analitica consiste in una mappa
codificante gli impulsi bio-elettrici, che predispongono il processo
della informazione visiva, ma tale mappatura non genera ancora alcuma
visione cosciente del percepito, in quanto la percezione visiva non
avviene in alcuna zona particolare del cervello, ma e’ il risultato di
una integrazione complessiva dell’intera rete di corrrelazioni, che
procede nel generare la rappresentazione visiva, tramite continui
confronti interattivi e procedure di integrazione e sincronizzazione
dei segnali bio-elettrici e bio-chimici nel cervello Per inciso ad es
le “saccadi oculari” corrispondono ad un programma “non casuale” del
movimento degli occhi che attua una ricerca di dati informativi, che
risponde interattivamente ad un confronto costante con sincronie
percettive precedentemente memorizzate a breve o a lungo termine,
mediante le quali il cervello ricerca di significare la conoscenza del
mondo esterno, probabilmente perseguendo alcune informazioni
integrative prodotte da un ancestrale determinante genetica.
Quello che vediamo “oggettivamente” come campo di rappresentazione
visuale e’ pertanto definibile come un “pattern multimediale”, fornito
dalla analisi delle probabilita’ delle possibili nostre interazioni
corporee con l’ ambiente. Tale risultato viene pertanto a dipendere
anche dalla conoscenza del precedente esperito da ciascuno di noi e
quindi non consegue solo ed automaticamente al meccanismo di
codificazione selettiva di quanto viene percepito sensorialmente dagli
occhi. La precedente interpretazione significante il processo della
percezione visiva , essendo basata su dati scientifici piu’ attuali e’
indubbiamente piu’ complessa, della modalita obsoleta mutuata dal
ritenere possibile una attivita “fotografica” della retina oculare;
proprio percio’ la nuova interpretazione probabilistica, assume una
rinnovata possibilita’ di divenire utile mezzo di comprensione delle
relazioni che accomunano il reale il simbolico e l’ immaginario nell’
epoca contemporanea .
Sappiamo dagli studi sulle varie patologie di cecita’ corticale che
esse sono correlabili alla differenziazione funzionale dei procedimenti
di codificazione della corteccia visiva dell’ uomo.
Ad es un danno all’ Area V4 provoca “Acromatopsia” e cioe’ perdita
della percezione dei colori. , mentre una lesione che colpisca
specificamente l’ area V3 e V5, fa’ si che il paziente possa vedere
perfettamente un oggetto immoble, ma il movimento sia dell’ oggetto che
della testa, lo fa sparire come per magia. Se e’ colpita solo l’ area
V2, al contrario del caso precedente, tali individui hanno difficolta’
a percepire forme immobili, ma spesso possono vedere la televisione in
quanto le immagini televisive sono costruite dinamicamente. Se invece
e’ danneggiata l’ Area V1, la cecita’ e’ completa; comunque se il danno
e’ limitato, questi pazienti presentano una fenomenologia detta della
“visione cieca”; cio’ in quanto le altre aree sane della corteccia
riescono a identificare, sia pure in maniera imperfetta e non del tutto
affidabile, una parziale elaborazione di una ampia gamma di stimoli
visivi, che permettono a tali soggetti di “indovinare” situazioni di
disposizione ambientale degli oggetti e del loro movimento, pur non
percependo consapevolente alcuna percezione visiva.
Comprendendo infine, per quanto abbiamo considerato , che
l'organizzazione delle conoscenze e dei processi del pensiero non si
sviluppano in modo indipendente dalla significazione della percezione
sensoriale, possiamo azzardare alcune considerazioni conclusive in coda
a questa relazione Ad es. possiamo capire che l’ utilizzazione
massiccia della televisione va a formare preferenzialmente l’ area V3,
che predilige la codificazione temporale del movimento, rafforzandola
in relazione allo sviluppo dell’ area V2, agendo di conseguenza , in
particolare nei giovani e giovanissimi, su una variazione dello
sviluppo della differenziazione delle funzioni di codificazione
percettive del sistema nervoso centrale rispetto agli adulti. . Inoltre
datosi che la codificazione dello scorrere del tempo del movimento,
viene associata ad un complicato intreccio di emozioni e pensieri , si
puo’ capire come i giovani possano maturare un rifiuto per la lettura
statica dello scritto di un libro, ovvero per la osservazione di
oggetti che prediligano le relazioni spaziali non dinamiche, quali la
visita ad un museo.
Se le considerazioni di cui sopra, acquisiranno un evidente validita’
interpretativa, in vero sono ancora da confermare, allora possiamo
supporre che nelle condizioni di sviluppo cerebrale del mondo
contemporaneo, venga a riaquisire importanza il pensiero simbolico ,
che puo’ essere esercitato per rileggere in modo creativo l’
comunicativo altamente tecnologico in cui viviamo, al fine di decitrare
le rinnovate relazioni tra reale e virtuale .Infatti, nella “dimensione
virtuale”, la netta separazione tra oggetto e soggetto, conseguente
alla considerazione della percezione “oggettiva”, non e’ piu’
applicabile, proprio in quanto tale distinzione con il ricorso al
“virtuale” tende drasticamente a sparire in una completa
interattivita’soggetto/oggetto, nella quale il tempo e’ ridotto all’
istante della memoria a breve termine. (12)
La distinzione del vero dal falso diviene quindi difficoltosa, se non
fosse possibile correlarla a quache altro sintomo di riferimento, che
possa essere cognitivamente accettato; una soluzione possibile e’
pertanto quella di fare ricorso ad elementi si antica simbologia
interpretativa che assumono rinnovato valore attuale quali fattore
d'ordine mentale del nuovo immaginario cognitivo.
In seguito a tali riflessioni, rapidamente abbozzate in chiusura di
quesa relazione, abbiamo gia’ da alcuni anni individuato e sperimentato
nuove modalita’ e le strategie di rinnovamento educativo, che sono
state proposte sulla base di varie progettazioni dal Laboratorio di
Ricerca educativa LRE/EGO-CreaNET della Universita’ di Firenze. In vero
sembra che tali progettazioni siano state fertili, non solo per i
risultati ottenuti di volta in volta, ma proprio in quanto capaci di
aprire un ampio confronto sulla necessita’ di un profondo rinnovamento
creativo dei contenuti e delle metodologie della educazione
contemporanea.
Relazione di
Paolo Manzelli
http://www.chim1.unifi.it/group/education
il 1-12-2001