Nell'affascinante cornice del Planetario di Roma, mercoledi 4 gennaio, è stata messa in scena una performance divulgativa a metà tra il teatro e le chiacchere tra amici.
Il modo migliore di
conoscere la scienza è parlarne direttamente con uno scienziato. Quando
uomini di scienza si prestano ad accurate ricostruzioni di percorsi
scientifici tracciano importanti e piacevoli ponti con la società.
Ponti dove riflettere e creare le condizioni affinchè pubblici
arrichiscano il proprio immaginario scientifico. L'occasione di dialogo
tra pubblici di non esperti e scienziati di professione aveva come
titolo "Su un raggio di luce–l'universo di Einstein".
L'iniziativa ha costituito un momento d'incontro dove si sono mescolate
le riflessioni sul cammino delle scoperte e la creazione d'immaginari
stimolata dalle nuove frontiere della ricerca dell'astrofisica. Infatti
nella suggestiva struttura del Planetario che sembra cullare il
pubblico, astronomi e fisici si sono alternati nella conduzione di una
performance divulgativa capace di attraversare trasversalmente molti
temi scientifici.
La trama: la luce e il tempo
Per due ore gli astrofisici hanno messo in comune fatiche e interessi
delle loro ricerche e in modo chiaro e rigoroso hanno tracciato due
trame principali: la luce e il tempo. Utilizzando immagini suggestive e
dando conto della necessaria cooperazione tra discipline scientifiche,
la prima parte dello spettacolo "Di Luci ed Ombre, l'idea di luce dagli
antichi Greci a Einstein: che cos'è veramente la luce?" ha tracciato un
excursus storico scientifico degli studi sulla luce a partire dalla
controversia sulla natura della luce: onda o particella.
La dicotomia ha accompagnato la presentazione dei molti scienziati che
si sono occupati di luce, da Alhazen a Keplero, passando per Newton,
Hooke, Huygens, Maxwell, Plank e Lewis. Di ciascuno sono stati letti
brani dei loro trattati senza però che incidessero molto
nell'esperienza del pubblico. Infatti in questa prima parte il valore
comunicativo maggior sembrava retto dalle immagini e dai suoni che
punteggiavano le parole e le rendevano fluide. I colori caldi e
suggestivi delle immagini e i suoni evocativi si amalgamavano tra loro,
mentre la lettura dava impressione di rimanere distante e poco
afferrabile dagli spettatori.
Citazioni, suoni e immagini
Spettatori che al contrario erano accompagnati nel percorso dalla
presenza discontinua dei suoni che lasciando spazi vuoti davano
opportunità di prestare attenzione alle parole lette e poco recitate.
La scarsa teatralizzazione era in una certa misura bilanciata dalla
presenza non scontata dei suoni di un armonica che emozionavano e
scaldavano il racconto a intermittenza sulla luce. In questa fase si
alternava anche un commento scientifico che si proiettava nell'azione
scenica e guidava l'interpretazione rivelandosi utile a evidenziare nel
percorso elementi condivisi che hanno fatto da sfondo per l'interazione
tra gli scienziati richiamati. Il commento scientifico ha avuto anche
il pregio di traghettare il pubblico verso la seconda parte della
performance.
"Su un raggio di luce, a cavallo di un raggio di luce per indagare le proprietà del tempo" ha
fatto emergere la straordinaria figura di Einstein articolando la
narrazione intorno a dei luoghi che a cavallo tra l'ottocento e
novecento furono testimoni degli studi che indagavano la propagazione
della luce. L'immersione nelle ricerche sulla luce ha portato gli
spettatori dall'ufficio brevetti di Berna all'Osservatorio di Berlino
dove il narratore ha spostato successivamente l'attenzione. Questi
ambienti sono serviti per introdurre aneddoti sulla persona di Einstein
e soprattutto per dar conto del contesto socio-politico che ha
accompagnato la scoperta della relatività da parte di Einstein.
L'illuminante viaggio di Einstein
La consacrazione internazionale che ne è derivata è mostrata da
sequenze di immagini reali accompagnata da musica di circo che
segnalava incursioni di fiction all'interno del timbro documentaristico
che caratterizzava la narrazione. Infatti la documentazione della
visione del mondo di Einstein è inframmezzata da sprazzi di fiction
che, ad esempio, riproducevano gli esperimenti sulla relatività della
simultaneità come l'episodio dell'osservazione dei parafulmine da un
treno o da un punto statico.
Allo
stesso modo un altro fenomeno, la deflessione della luce che spiega
perché un corpo massiccio esercita la sua attrazione gravitazionale
anche sulla radiazione elettromagnetica come la luce e non solo sui
corpi materiali. L'effetto di questa attrazione è una leggera
deflessione della radiazione dalla propria traiettoria rettilinea ed è
stato ripercorso montando documenti e immagini degli appunti dello
stesso Einstein con fotografie dei momenti dell'eclisse solare visibile
in Brasile nel 1919 che confermò la teoria della deflessione della luce
nel campo gravitazionale.
Sempre attraverso mescolanza di fiction e
fatti scientifici è illustrato il debito della società moderna verso
gli studi di Einstein. Sequenze accelerate, colori sintetici e
simulazioni in 3d della geometria dell'universo accompagnate da musica
elettronica hanno preannunciato la conclusione orientata agli sviluppi
che l'approfondimento scientifico di questi temi promette in termini
anche di conseguenze concrete nel quotidiano.
Immaginari collettivi come mappe d'orientamento
Fermandosi alle frontiere della conoscenza, la performance divulgativa
non raggiunge nessuna meta. Al contrario, facendo leva anche sulle
emozioni, ha consegnato agli spettatori uno splendido bagaglio di
spunti e suggestioni che non pesa, ma risulta utile alla creazioni di
impressioni, d'immaginari scientifici. Coltivate e rielaborate
individualmente queste impressioni s'intrecciano in punti diversi a
trame collettive comuni disegnando rappresentazioni sociali che
orientano e permettono ai non esperti assetati di conoscenza di
abbeverarsi direttamente alla fonte della conoscenza.
Di Andrea Salemme
il 12-1-2006