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Astrocaffè: immaginari e storia della luce
Utente: Max
Data: 3-settembre-2006 18:53
Consultazioni: 20311
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Nell'affascinante cornice del Planetario di Roma, mercoledi 4 gennaio, è stata messa in scena una performance divulgativa a metà tra il teatro e le chiacchere tra amici.

Il modo migliore di conoscere la scienza è parlarne direttamente con uno scienziato. Quando uomini di scienza si prestano ad accurate ricostruzioni di percorsi scientifici tracciano importanti e piacevoli ponti con la società.
Ponti dove riflettere e creare le condizioni affinchè pubblici arrichiscano il proprio immaginario scientifico. L'occasione di dialogo tra pubblici di non esperti e scienziati di professione aveva come titolo "Su un raggio di luce–l'universo di Einstein".
L'iniziativa ha costituito un momento d'incontro dove si sono mescolate le riflessioni sul cammino delle scoperte e la creazione d'immaginari stimolata dalle nuove frontiere della ricerca dell'astrofisica. Infatti nella suggestiva struttura del Planetario che sembra cullare il pubblico, astronomi e fisici si sono alternati nella conduzione di una performance divulgativa capace di attraversare trasversalmente molti temi scientifici.

La trama: la luce e il tempo

Per due ore gli astrofisici hanno messo in comune fatiche e interessi delle loro ricerche e in modo chiaro e rigoroso hanno tracciato due trame principali: la luce e il tempo. Utilizzando immagini suggestive e dando conto della necessaria cooperazione tra discipline scientifiche, la prima parte dello spettacolo "Di Luci ed Ombre, l'idea di luce dagli antichi Greci a Einstein: che cos'è veramente la luce?" ha tracciato un excursus storico scientifico degli studi sulla luce a partire dalla controversia sulla natura della luce: onda o particella.
La dicotomia ha accompagnato la presentazione dei molti scienziati che si sono occupati di luce, da Alhazen a Keplero, passando per Newton, Hooke, Huygens, Maxwell, Plank e Lewis. Di ciascuno sono stati letti brani dei loro trattati senza però che incidessero molto nell'esperienza del pubblico. Infatti in questa prima parte il valore comunicativo maggior sembrava retto dalle immagini e dai suoni che punteggiavano le parole e le rendevano fluide. I colori caldi e suggestivi delle immagini e i suoni evocativi si amalgamavano tra loro, mentre la lettura dava impressione di rimanere distante e poco afferrabile dagli spettatori.

Citazioni, suoni e immagini

Spettatori che al contrario erano accompagnati nel percorso dalla presenza discontinua dei suoni che lasciando spazi vuoti davano opportunità di prestare attenzione alle parole lette e poco recitate. La scarsa teatralizzazione era in una certa misura bilanciata dalla presenza non scontata dei suoni di un armonica che emozionavano e scaldavano il racconto a intermittenza sulla luce. In questa fase si alternava anche un commento scientifico che si proiettava nell'azione scenica e guidava l'interpretazione rivelandosi utile a evidenziare nel percorso elementi condivisi che hanno fatto da sfondo per l'interazione tra gli scienziati richiamati. Il commento scientifico ha avuto anche il pregio di traghettare il pubblico verso la seconda parte della performance.

"Su un raggio di luce, a cavallo di un raggio di luce per indagare le proprietà del tempo" ha fatto emergere la straordinaria figura di Einstein articolando la narrazione intorno a dei luoghi che a cavallo tra l'ottocento e novecento furono testimoni degli studi che indagavano la propagazione della luce. L'immersione nelle ricerche sulla luce ha portato gli spettatori dall'ufficio brevetti di Berna all'Osservatorio di Berlino dove il narratore ha spostato successivamente l'attenzione. Questi ambienti sono serviti per introdurre aneddoti sulla persona di Einstein e soprattutto per dar conto del contesto socio-politico che ha accompagnato la scoperta della relatività da parte di Einstein.

L'illuminante viaggio di Einstein

La consacrazione internazionale che ne è derivata è mostrata da sequenze di immagini reali accompagnata da musica di circo che segnalava incursioni di fiction all'interno del timbro documentaristico che caratterizzava la narrazione. Infatti la documentazione della visione del mondo di Einstein è inframmezzata da sprazzi di fiction che, ad esempio, riproducevano gli esperimenti sulla relatività della simultaneità come l'episodio dell'osservazione dei parafulmine da un treno o da un punto statico.

Allo stesso modo un altro fenomeno, la deflessione della luce che spiega perché un corpo massiccio esercita la sua attrazione gravitazionale anche sulla radiazione elettromagnetica come la luce e non solo sui corpi materiali. L'effetto di questa attrazione è una leggera deflessione della radiazione dalla propria traiettoria rettilinea ed è stato ripercorso montando documenti e immagini degli appunti dello stesso Einstein con fotografie dei momenti dell'eclisse solare visibile in Brasile nel 1919 che confermò la teoria della deflessione della luce nel campo gravitazionale.
Sempre attraverso mescolanza di fiction e fatti scientifici è illustrato il debito della società moderna verso gli studi di Einstein. Sequenze accelerate, colori sintetici e simulazioni in 3d della geometria dell'universo accompagnate da musica elettronica hanno preannunciato la conclusione orientata agli sviluppi che l'approfondimento scientifico di questi temi promette in termini anche di conseguenze concrete nel quotidiano.

Immaginari collettivi come mappe d'orientamento

Fermandosi alle frontiere della conoscenza, la performance divulgativa non raggiunge nessuna meta. Al contrario, facendo leva anche sulle emozioni, ha consegnato agli spettatori uno splendido bagaglio di spunti e suggestioni che non pesa, ma risulta utile alla creazioni di impressioni, d'immaginari scientifici. Coltivate e rielaborate individualmente queste impressioni s'intrecciano in punti diversi a trame collettive comuni disegnando rappresentazioni sociali che orientano e permettono ai non esperti assetati di conoscenza di abbeverarsi direttamente alla fonte della conoscenza.

Di Andrea Salemme
il 12-1-2006

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