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Se è vero che un analfabeta che vive nei paesi arabi conosce in generale più sull'occidente che un intellettuale europeo sul mondo arabo, l'incontro tra culture diverse e spesso in conflitto può essere fecondo solo se orientato al dialogo e alla cooperazione. Ancorato a bordo Senna, l'istituto del mondo
arabo si presenta alto e con grandi vetrate. Al suo interno è ospitata,
fino al diciannove marzo, la mostra "L'âge d'or de sciences arabes" che
focalizza la produzione scientifica dei paesi arabi tra il VIII e il
XIII secolo. L'arco temporale esaminato è ampio e promette di rivelare
attività scientifiche e culturali non consciute al largo pubblico.
Nella rapida fila che precede l'ingresso si nota la prevalente
affluenza di famiglie, coppie giovani e meno giovani provenienti da
gruppi socialmente favoriti e qualche straniero. Superata la porta d'
ingresso e i controlli di sicurezza, una sala divisa al centro da due
mura accoglie i visitatori. Sulle mura sono riportati i luoghi e la cronologia che ha segnato lo sviluppo della scienza araba. L'avvicinamento
avviene seguendo tre aree tematiche: la prima mette in scena le
pratiche che permettono di osservare e misurare il cielo e la terra
come l'astronomia, la matematica, la cartografia e la misurazione del
tempo; la seconda, con al centro l'uomo, dà spazio alla medicina, la
botanica, la zoologia, l'ottica e la chimica; la terza dà
rappresentazione a soluzioni del rapporto scienza e arte spaziando
dall'architettura alla musica e alle arti decorative. Ricordo e oblio della mostra Forse la memorizzazione dell'esperienza riesce bene solo attraverso i pannelli in cui le informazioni sono messe in una trama che permetterebbe di ricontestualizzare i frammenti di scienza araba rappresentata dagli oggetti. Attraverso il testo dei pannelli posti a inizio d'ogni percorso e quindi non simultaneamente alle immagini e agli oggetti esposti, si nota il tentativo di fornire informazioni su quello che l'immagine non può dare. In questo senso, il testo assume un ruolo di spiegazione teorica, assicurando un livello di concettualizzazione che le illustrazioni e i modellini non permettono. Nella sezione scienza e arte, invece si rafforza il rapporto testo e immagini grazie alla presenza del sonoro che contestualizza ancora più fortemente le rappresentazioni degli oggetti e degli strumenti usati dagli scienziati arabi. Aumentando gli elementi di riconoscimento, si dà ai vistatori occasione di avviare meccanismi di integrazione per dare una logica, stabilire relazioni tra le unità visive, verbali e orali che compongono questa sezione. Così mentre per le precedenti due sezioni, la disposizione degli oggetti sembra esaurirsi nella categorizzazione, in quella scienza e arte, gli elementi come le tecniche architettoniche, le sofisticazioni musicali e le abilità decorative si sovrappongono e s'intersecano fra loro. Da questo punto di vista è credibile che l'ultima sezione sia percepita come autonoma, con un registro di comunicazione differente dalle precedenti che invece tra loro s'integrano in una relazione di dipendenza e conseguenza. Tra la coppia di sezioni integrate e la terza sezione sembra pesare l'assenza di una fase di transizione, mentre al termine del percorso, nonostante il questionario consegnato a tutti i visitatori, forse manca una sintesi che aiuterebbe le elaborazioni cognitive. Per assicurare l'inclusione dei visitatori varrebbe la pena dar conto delle questioni controverse capaci di stimolare conversazioni e chiaccherate che riutilizzino le informazioni del percorso e diano senso all'esperienza museale.
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Vincitore di un premio internazionale Pirelli 2001 e giurato internazionale dall'edizione 2003 ...
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