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A la Cité de la Science di Parigi, fino all'11 febbraio 2007 un'esposizione sull'Alzheimer per non lasciare soli chi convive con la malattia dell’Alzheimer... A 100 anni dalla scoperta dell'Alzheimer, la Cité de la Science di Parigi, dedica fino all'11 febbraio del 2007, una mostra sulla malattia che colpisce i neuroni e le aree del cervello implicate nella memoria. L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa dovuta al deterioramento dei neuroni, le cellule nervose del cervello che non funzionano più normalmente, ma si parla di Alzheimer anche per evocare dei semplici problemi di memoria o per simbolizzare l’invecchiamento intellettuale o fisico. Confusa spesso come una normale tappa dell’invecchiamento, l’Alzheimer ha invece sintomi ben precisi e poiché la degenerazione inizia dall’ippocampo, la regione cerebrale più profonda coinvolta nei processi di memoria, i primi segni della malattia sono problemi di memoria. Poi progressivamente altre capacità, come il linguaggio, il riconoscimento degli oggetti e dei visi, si alterano. Secondo uno studio promosso da Alzheimer’s Disease International (ADI) e pubblicato su Lancet di settembre, nei paesi del Nord del mondo i malati sono 24 milioni, di cui 500 mila in Italia e sono destinati ad aumentare del 100 per cento entro il 2040. Ma al di là delle cifre c’è un dramma quotidiano difficile da portare alla luce e da condividere. In questo ci prova la mostra “Alzheimer: vivere o sopravvivere” che rifiutandosi di interpretare l’Alzheimer come il prezzo da pagare per l’invecchiamento demografico della popolazione nelle società occidentali, affronta diversi aspetti della malattia articolando tre sezioni. Dopo la prima sezione dedicata alla difficile diagnosi medica, l’esposizione parigina dà spazio alla ricerca di nuove cure e ai temi della prevenzione e del miglioramento dell’assistenza alle persone malate. Attraverso numerosi ed emozionanti documentari, testimonianze, interviste audio video, foto e pannelli che compongono il percorso espositivo, è possibile approfondire cosa sia l’Alzheimer da diversi punti di vista: da quello del medico, dello psicologo, del ricercatore di neurologia, del familiare fino a quello del responsabile delle iniziative locali. L’alternanza di punti di vista riesce a evidenziare il punto di vista medico che, in assenza di trattamenti curativi specifici, insiste sull’importanza della prevenzione. L’importanza di adottare comportamenti che stimolino le nostre capacità cognitive e che implichino attenzione ai fattori di rischio e all’alimentazione è inoltre sottolineata da un‘area della mostra in cui il visitatore attraverso dei monitor può approfondire alcuni argomenti e rispondere a dei quiz. E’ in questa sezione che il visitatore, è messo di fronte alla responsabilità di non dover isolare i malati di Alzheimer e contrastare la tristezza legata all’invecchiamento. L’insieme delle sezioni dell’esposizione sembra mostrare che l’Alzheimer non è un fattore individuale, non è legato unicamente al rapporto tra medico e paziente. E’ una questione più ampia, sociale, di politica sanitaria pubblica che interessa i nostri governanti. Accanto alla ricerca di nuove terapie mediche, rimane aperta la questione sollevata dalle associazioni che curano i malati di Alzheimer di creare una rete assistenziale intorno al malato e dar spazio anche a diversi approcci. I laboratori di memoria, l’ergoterapia e la musicoterapia permettono l’evocazione di ricordi e stimolano le capacità delle persone malate per migliorarne la qualità della vita. Inoltre cresce l’esigenza di pensare più concretamente a una rete territoriale che comprenda medico di famiglia, specialisti, centri di riferimento, assistenza domiciliare, centri diurni, ricoveri di sollievo e ricoveri definitivi. Queste forme di accudimento costituirebbero un radicale cambiamento del modo in cui consideriamo le persone malate. Dar conto del loro “diritto al benessere” è difficile e non s’improvvisa, ma potrebbere rappresentare un primo passo verso l’obiettivo di facilitare l’assistenza domiciliare. Infatti l’Alzheimer non colpisce solamente la persona malata, ma tocca anche l’ambiente familiare che affronta il lungo e difficile percorso di malattia. Il sostegno alle famiglie, diverso per storia familiare, cultura e tipo di legame tra aiutante e il malato, deve essere parte di un programma di buona politica socio-sanitaria a cui sono chiamati governi, medici e opinione pubblica. Per approfondirehttp://www.cite-sciences.fr/francais/indexFLASH.htmCommenti/Risposte |
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Vincitore di un premio internazionale Pirelli 2001 e giurato internazionale dall'edizione 2003 ...
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